Il primo presidente bianconero

alex3Più bello di Obama, più cazzuto di Bush. Piedini d’oro, palle d’acciaio. Un sogno, anzi due: uno al 17′ e uno al 67′. Ma lui, il capitano della Juve che ieri sera ha sconfitto il Real Madrid, è solo il simbolo di una squadra intera. Rinata, agguerrita, vitale. Capace, anche grazie al saggio allenatore Ranieri, di sfruttare al meglio doti tecniche e rabbia agonistica per affermare la propria superiorità sul campo. No, campo è riduttivo: il magico rettangolo verde. Quando Del Piero ha segnato ho urlato di gioia. Quando ha segnato di nuovo ho gridato il doppio. Quando è uscito dal campo mi sono alzato in piedi nel mio appartamento, da solo, e ho applaudito insieme a tutto il Bernabeu, che più che uno stadio di calcio è un monumento dello sport. Far sognare una volta di più il mio vecchio cuore indurito non è stato facile. Grazie ragazzi, grazie Alex: ora ti voglio come presidente della repubblica!

Colazione da vincenzillo

Ore 8.15. Vincenzillo, uscendo dalla camera con gli occhi ancora pesti di sonno, si avvicina alla pila di quotidiani già ispezionati dalla moglie, che ha avuto anche il tempo di fargli un tè caldo. Un’occhiata ai bordi ripiegati è sufficiente per intuire a chi appartenga il volto stampato sulla prima pagina di tutti quanti.
Vincenzillo: "Allora ha vinto el nègher?"
Moglie: "Sempre meglio lui dello zombie".
Non è adorabile?

Patria

eneaC’è un’idea di patria che trovo particolarmente affascinante e attuale. Se ne parla in un capitoletto del libro "Sillabario del nuovo millennio" di Stefano Zecchi, del 1993. Patria, per lui, non è un concetto sovrapponibile del tutto con quello di nazione né con quello di Stato. Patria è qualcosa di più, è la nostra origine. Dunque un luogo indefinibile, che ha delle determinazioni concrete, storiche, ma nello stesso tempo precede le suddivisioni politiche e istituzionali. Un luogo in cui "la terra (ma non quella delimitata dai confini di Stato), la tradizione culturale (ma non necessariamente quella in cui si riconosce la maggioranza della popolazione di una nazione), la lingua (ma non sempre quella ufficiale dello Stato) sono significati particolari che assumono un valore universale". E’ un’idea estremamente vitale e fruttuosa. Infatti permette di superare diverse insidie oggi ancora diffuse: il nazionalismo, cioè quell’idolatria della nazione che in Italia portò al fascismo; l’internazionalismo socialista, che una volta chiamava a raccolta i "proletari di tutto il mondo" e che oggi sopravvive stancamente a se stesso; il cosmopolitismo che sta omologando tutto, e che altro non è se non l’immagine del mercato finanziario globale; il razzismo; e infine quelle censure che ci impediscono di guardare con serenità al nostro passato, e che ingabbiano ancora il discorso pubblico tra fascismo e antifascismo, come se fossimo rimasti intrappolati nel 1950. Il riferimento culturale di questa idea di patria è la pietas del latino Cicerone, ma l’apertura è verso il futuro. "Solo quando impareremo ad amare il sentimento della pietas, ad assumere consapevolmente su di noi la Storia che ci ha determinati, la forte identità  patria ci consentirà di riconoscere come non nostra la terra degli altri. La pietas è rispetto e devozione per la terra dei padri – la nostra patria -, e rispetto e devozione per la terra che non è la nostra patria. Questo sentimento costruisce il solo e autentico cosmopolitismo, l’unica e possibile società multirazziale in cui l’individualità non viene minacciata, perché continua a conservare l’identità della propria origine".