"Intanto vado in bagno, così sento anche mio marito"

Detta da una receptionist all’altra, in una casa di produzione a Milano. Va bene essere prese dal lavoro, però insomma.

Quando la sinistra riscoprirà il territorio

salotto-pratoIn Trentino vince il Pd e sale la Lega, anche a scapito di Fi. Questi fatti, uniti ad altre indicazioni simili venute dalle ultime politiche e dalla vittoria di Alemanno a Roma, mostrano una strada che potrebbe salvare la politica italiana nel suo insieme dal tunnel senza uscita in cui si è infilata nel dopoguerra. Una strada per la verità già indicata più di vent’anni fa dalla Lega Nord di Umberto Bossi. Questa strada si chiama territorio. Semplicemente territorio. Chissà se i radical chic del Pd, dopo aver disprezzato tutti i "parvenu" con incredibile miopia, e dopo averli indicati al pubblico ludibrio come portatori di inguaribili malattie sociali, umane e civili, saranno capaci di imparare la lezione. Chissà se usciranno dai loro salotti per tornare a parlare con la gente. Io credo di no, e credo che questo significherà la loro fine come classe politica. Presto o tardi saranno spazzati via e sostituiti da un Berlusconi o da un Bossi di sinistra. Prendiamo un D’Alema. Potrebbe anche arrivare l’anno prossimo alla presidenza del Parlamento europeo, ma solo per inerzia, grazie alla spinta delle burocrazie. Politicamente, invece, potrebbe essere già morto oggi, stasera sul tardi o al massimo domani mattina presto. Intanto ieri notte il povero Lerner non riusciva nemmeno a dire la parola "territorio" senza storpiarla con una smorfia terrificante, non so bene se dovuta all’arrotamento convulso della "erre" o alla parola di per sé, che nella sua mente forse è sinonimo di "Lega", e dunque di un insulto alla politica e alla morale. Chissà.

Qui c’è l’ottimo post di corto maltese sul tema.

Chi ti ha dato la patente?

gad lernerImmaginiamo un mondo senza automobili. Anzi, togliamo pure i camion. No, non sono impazzito, non è un sogno ecologista, fatemi proseguire. Tra le conseguenze della sparizione degli autoveicoli ci sarebbe l’improvvisa inutilità delle patenti B e C, con la conseguente chiusura di una quantità immensa di scuole guida. Decine, centinaia, migliaia, forse milioni di persone a spasso in tutto il mondo. Ecco, ora immaginate un’Italia senza razzisti e senza fascisti. Non è facile immaginarsela, eh, perché ogni giorno un sacco di persone colte e simpatiche ci urlano dalla tv che l’Italia ne è piena, anzi che lo siamo tutti. In ordine alfabetico i primi che mi vengono: Bisio, Crozza, Dandini, Fazio, Fo, Lerner, Santoro, Ovadia, Vauro. Certe sere un vero assedio. Ebbene, in un’Italia del genere verrebbe meno la necessità di due patenti, quella di Antirazzista e quella di Antifascista. Patenti attualmente rilasciate in esclusiva dai signori appena ricordati e dai politici amati dai signori appena ricordati. Patenti che oggi servono ancora per lavorare in campi come il cinema, come ha detto bene recentemente Michele Placido da Vespa. Patenti che ti permettono di oltrepassare i limiti dell’assurdo senza venire multato. Per esempio puoi dare del razzista a Berlusconi proprio nel momento in cui la sua battutaccia dimostra nella maniera più chiara possibile che la sua mentalità è lontanissima dal pregiudizio razziale. Ma si sa, l’artista deve avere fiuto per certe cose, ed ecco la corsa per avere la patente, salire a bordo del carrozzone dei beoti e destreggiarsi tra i luoghi comuni più beceri. Ora, in un’ipotetica Italia senza fascisti e senza razzisti, e dunque lontanissima dall’Italia attuale, per carità, sorgerebbe un problema etico di non facile soluzione: che cosa farebbero tutti quei signori?

Upgrade 12 novembre: il giorno dopo questo post, sul Manifesto, quotidiano comunista, l’editoriale si intitolava "Patente di razzismo". Guarda a volte il caso! A chi veniva rilasciata lo lascio indovinare a voi: Maroni o il KKK?

Il primo presidente bianconero

alex3Più bello di Obama, più cazzuto di Bush. Piedini d’oro, palle d’acciaio. Un sogno, anzi due: uno al 17′ e uno al 67′. Ma lui, il capitano della Juve che ieri sera ha sconfitto il Real Madrid, è solo il simbolo di una squadra intera. Rinata, agguerrita, vitale. Capace, anche grazie al saggio allenatore Ranieri, di sfruttare al meglio doti tecniche e rabbia agonistica per affermare la propria superiorità sul campo. No, campo è riduttivo: il magico rettangolo verde. Quando Del Piero ha segnato ho urlato di gioia. Quando ha segnato di nuovo ho gridato il doppio. Quando è uscito dal campo mi sono alzato in piedi nel mio appartamento, da solo, e ho applaudito insieme a tutto il Bernabeu, che più che uno stadio di calcio è un monumento dello sport. Far sognare una volta di più il mio vecchio cuore indurito non è stato facile. Grazie ragazzi, grazie Alex: ora ti voglio come presidente della repubblica!

Colazione da vincenzillo

Ore 8.15. Vincenzillo, uscendo dalla camera con gli occhi ancora pesti di sonno, si avvicina alla pila di quotidiani già ispezionati dalla moglie, che ha avuto anche il tempo di fargli un tè caldo. Un’occhiata ai bordi ripiegati è sufficiente per intuire a chi appartenga il volto stampato sulla prima pagina di tutti quanti.
Vincenzillo: "Allora ha vinto el nègher?"
Moglie: "Sempre meglio lui dello zombie".
Non è adorabile?

Patria

eneaC’è un’idea di patria che trovo particolarmente affascinante e attuale. Se ne parla in un capitoletto del libro "Sillabario del nuovo millennio" di Stefano Zecchi, del 1993. Patria, per lui, non è un concetto sovrapponibile del tutto con quello di nazione né con quello di Stato. Patria è qualcosa di più, è la nostra origine. Dunque un luogo indefinibile, che ha delle determinazioni concrete, storiche, ma nello stesso tempo precede le suddivisioni politiche e istituzionali. Un luogo in cui "la terra (ma non quella delimitata dai confini di Stato), la tradizione culturale (ma non necessariamente quella in cui si riconosce la maggioranza della popolazione di una nazione), la lingua (ma non sempre quella ufficiale dello Stato) sono significati particolari che assumono un valore universale". E’ un’idea estremamente vitale e fruttuosa. Infatti permette di superare diverse insidie oggi ancora diffuse: il nazionalismo, cioè quell’idolatria della nazione che in Italia portò al fascismo; l’internazionalismo socialista, che una volta chiamava a raccolta i "proletari di tutto il mondo" e che oggi sopravvive stancamente a se stesso; il cosmopolitismo che sta omologando tutto, e che altro non è se non l’immagine del mercato finanziario globale; il razzismo; e infine quelle censure che ci impediscono di guardare con serenità al nostro passato, e che ingabbiano ancora il discorso pubblico tra fascismo e antifascismo, come se fossimo rimasti intrappolati nel 1950. Il riferimento culturale di questa idea di patria è la pietas del latino Cicerone, ma l’apertura è verso il futuro. "Solo quando impareremo ad amare il sentimento della pietas, ad assumere consapevolmente su di noi la Storia che ci ha determinati, la forte identità  patria ci consentirà di riconoscere come non nostra la terra degli altri. La pietas è rispetto e devozione per la terra dei padri – la nostra patria -, e rispetto e devozione per la terra che non è la nostra patria. Questo sentimento costruisce il solo e autentico cosmopolitismo, l’unica e possibile società multirazziale in cui l’individualità non viene minacciata, perché continua a conservare l’identità della propria origine".