Quella fede intraducibile

dollaroRiflettevo sulla bellezza della frase inglese "Keep the faith". Già titolo di una canzone di quel tamarro di John Bon Jovi, ma piena di significato per chiunque voglia conservare la speranza malgrado tutto. Ma vale davvero per chiunque, o solo per i credenti e per i preti? Non si può negare, poi, che ci sia anche una questione linguistica e culturale. In italiano la parola "fede" assuma un sapore diverso che in inglese. Me ne sono reso conto quando mi sono chiesto come si possa tradurre quell’espressione. Forse "Abbi fede"? Tutt’altra cosa, è evidente. Più dimessa, meno incisiva, con meno slancio, quasi con una punta di rassegnazione, di fatalismo, se non di scetticismo o addirittura di sarcasmo, come se chi ha fede fosse tutto sommato un credulone. Anche in inglese c’è inevitabilmente un sapore religioso nella parola, solo che un cantante americano può usarla senza cadere nel ridicolo (in ambito anglofono mi sovviene anche l’album dei Depeche Mode "Songs of faith and devotion"). Non si può dire lo stesso per un cantante italiano. Un Lucio Dalla o un Bocelli possono permettersi di trattare il tema religioso, ma per il resto, parole come fede o speranza non sono proprio di casa nelle canzonette pop nostrane. Vuoi mettere con l’appeal di un rancoroso e denunciante "Mondomarcio", tanto per dire. O la disillusione ad alto tasso alcolico di un Vasco Rossi. Ma torniamo alla fede e al conservarla, il "keep". Proprio non riesco a trovare l’equivalente. Conserva? Preserva? Mantieni? Tieni? Tenere una posizione. Tenere un fortino. Quindi difendere. Difendi? Bah. Non è che suoni molto. Negli USA, Dio, la natura e la nazione hanno tra loro un rapporto stretto. "In God we trust", c’è scritto sulle monete. "God bless America" è la formula rituale con cui si conclude qualsiasi discorso elettorale di qualsiasi candidato. Buon per loro. Io invece non saprei ancora bene come tradurre "Keep the faith".