Lettera a uno studente in lotta

studenteinlottaCaro studente in lotta,
ti vedo sfilare in corteo, gridare cori, alzare le braccia, cantare. Guardandoti, sono mosso da sentimenti contrastanti. Infatti, pur non condividendo né i contenuti né la forma della protesta, sono certo che dentro di te sei animato anche da un giusto risentimento contro l’attuale sistema universitario italiano, fatto di baronati, concorsi già decisi, sprechi, privilegi. Un sistema bloccato che per di più non produce risultati apprezzabili, fuorché lo spettacolo malinconico dei famosi buoni cervelli costretti a emigrare se vogliono fare ricerca.
Al riguardo vorrei dirti un paio di cose. Posto che quella della Gelmini non è una riforma, almeno per ora, posso capire che i tagli siano da te giudicati di per sé sbagliati. Ma se io fossi in te mi focalizzerei di più sul problema vero, e cioè sul motivo per cui la Gelmini ha deciso di tagliare. Infatti tu dici che i soldi non sono sufficienti, ed è vero, ma è altrettanto vero che questa insufficienza dipende solo in minima parte dagli attuali tagli (sulla cui reale entità e incidenza ci sarebbe poi da discutere), bensì in massima parte da tutta una storia lunga decenni, che conoscerai anche meglio di me, e che vede la corresponsabilità di politica e professori. E’ lì che è nato il mostro succhiasoldi, e il mostro oggi viene difeso in primis da tanti professori. Quindi sono quei professori, che oggi vanno combattuti per primi. Io invece, da osservatore esterno, non vedo nessuna rivolta contro i professori, se non molto marginalmente. Ciò che vedo chiaramente, invece, è una protesta condotta a fianco dei professori e contro il governo di centro-destra. Col risultato pazzesco che tu finisci per fare il gioco di chi ha affossato l’università e la ricerca!

Ultimo appunto. Pensa anche alla forma della vostra protesta. Cazzarola, la rabbia ce l’avete, ora dovreste darvi anche la lucidità, l’intelligenza, il cuore, lo slancio, per inventarvi qualcosa di nuovo! Obiettivi nuovi e forme nuove. Magari nell’immediato basterebbero slogan nuovi e più ficcanti (io lavoro nel ramo, nel mio piccolo potrei provare a darvi una mano).

Un abbraccio,
vincenzillo

Questa lettera è frutto di uno scambio con un vero studente in lotta, a seguito di un bel post di corto maltese (qui).