Bambini in corteo: che schifezza

Mi unisco al commento di Cristiano Gatti, che sabato sul Giornale scrive un articolo dal tono cauto ed equilibrato, per dire però senza mezze parole: "quei bambini in corteo, nelle giornate della guerra alla Gelmini, sono uno spettacolo tristissimo".

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298854

Registro anche l’assenza di commenti affini da parte delle buone coscienze, dei migliori, di quelli schierati sempre in difesa dei più deboli. Ma certo, a fare un distinguo del genere, si rischia di passare per fan della Gelmini. Non sia mai!

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20 commenti su “Bambini in corteo: che schifezza

  1. xunder ha detto:

    un piccolo numero di persone protesta giusto per dire il solito e di routine No al governo di destra ingaggiando anche dei bimbi. Urca che bassezza per questi progressisiti!
    gli altri ovvero gli studenti non toccati dalla riforma invece bigiano alla grande scuola e lezioni.

    beh allora questo è un ottimo termometro della febbre della scuola italiana. invece di insegnare a studiare si preferisce insegnare a protestare e lagnarsi.

  2. anonimo ha detto:

    ma sfruttare i bambini non è, per i politicamente corretti di questi tempi, uno dei più orrendi reati? ro

  3. vincenzillo ha detto:

    xunder, “un ottimo termometro della febbre della scuola italiana”.
    Già.

    ro, “ma sfruttare i bambini non è, per i politicamente corretti di questi tempi, uno dei più orrendi reati?”
    A me sembra di aver capito che ci sono bambini e bambini, ci sono nemici e nemici. Infatti i famosi bambini che fanno i palloni nike e i bambini rom sono tutti delle vittime a priori. I bambini italiani, invece, possono essere vittime solo della televisione, dei preti pedofili e dei governi di centro-destra. Fine. Altri pericoli, tipo il permissivismo, non esistono. La possibilità di essere strumentalizzati da genitori e insegnanti degeneri, benché di sinistra, non ne parliamo proprio.
    Una costante però forse c’è: negare l’evidenza.

  4. anonimo ha detto:

    tipica attività da “Agit-Prop” filocomunisti-assistiti che in fondo capisco.
    infatti, tutti i bimbi si inkazzano se li stacchi dalla tetta della mamma/stato. quindi, bimbi per bimbi perchè non educarli fin da piccoli a contestare chi vuole inibire la ciucciata dalla tetta eterna?

    caro vincenzo, ti confesso di avere la netta sensazione che questa volta si ritroveranno a ciucciare altro…

    saluti dal petisso

  5. Ada09 ha detto:

    Uccidono il presente, in questo modo, pensando di assicurarsi un futuro. Se scoprissi che le maestre si azzardano a parlare di politica davanti al mio bambino durante le ore di lezione, potrei diventare molto molto cattiva. Quei genitori che se li portano in corteo credono pure di difenderne il futuro…

  6. vincenzillo ha detto:

    petisso, “questa volta si ritroveranno a ciucciare altro… ”
    Come direbbe Bart Simpson: “Ciucciatevi il calzino!”

    ada, “Uccidono il presente, in questo modo, pensando di assicurarsi un futuro.”
    Condivido. Personalmente finora ho voluto credere che almeno fino alle superiori la politica fosse argomento tabù in classe. Per esempio, una mia amica insegnante anti-leghista sfegatata ha avuto in classe il figlioletto di Bossi, ma non l’ha certo tartassato. Se però mò se li portano pure in corteo, qualche dubbio comincia a venirmi.

  7. Veramente i bambini in corteo si sono sempre visti, da tempi non sospetti (mi riferisco ai tempi del Pci). Non c’è niente di strano: al corteo si può benissimo andare con tutta la famiglia, è un momento bello, di gioia e socializzazione, e bisogna essere in malafede o disinformati per stupirsene. Così come nessuno si stupisce a New York che la moglie americana di mio cugino Ludovico, che fa campagna elettorale per Obama adesso e l’ha fatta per Hillary prima, si porti i figli piccoli al caucus o alla sede del Partito democratico.

  8. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, però in questo caso c’è una differenza rilevante rispetto al semplice portarli in corteo: li si è resi portatori di messaggi che li riguardano ma che loro per primi non capiscono e non possono capire. Dai, è come se una bambina di 3 anni girasse con la maglietta “L’utero è mio e me lo gestisco io”.

  9. borisbattaglia ha detto:

    Invece quando li porti a catechismo, quelle sono cose che capiscono bene, vero?

  10. anonimo ha detto:

    il poeta fa riferimento ad un recente articolo di gian antonio stella che avevo trovato francamente zoppo. concordo con la risposta di vincenzillo che ha saputo cogliere la valenza mass-mediatica del problema. quei bimbi erano i testimonial…
    anche questa è libertà di educAzione, detto con amara ironia, la stessa che mi fa immaginare il figlio di boris battaglia a 5 anni con le clark’s ai piedi e in mano un baby di Loch Lomond invecchiato 21 anni.

    saluti dal petisso

  11. vincenzillo ha detto:

    boris, i bambini a catechismo capiscono eccome, purché riescano a resistere alla noia di certi insegnanti. Poi però arriva il prof di fisica che con quattro numeri da circo gli dice che la religione è solo una boiata. E’ a quel punto che deve intervenire il teologo Ratzinger, e dire che la ragione ha bisogno della fede e viceversa.

    petisso, vedo che hai colto.
    Ma sai che anch’io il figlio di boris me lo immagino esattamente così? 🙂

  12. borisbattaglia ha detto:

    E’ divertente. Una piccola fronda.
    Mio figlio le clark’s non le porta. Si rifiuta categoricamente. Dice che sanno troppo di papà.

  13. Io non faccio riferimento a nessun articolo, ma alla mia personale esperienza. Mia madre era comunista militante e mi portava spesso con sé in corteo, così come mio nonno mi portava alle riunione dell’Anp e dell’Associazione volontari garibaldini, quando c’era il raduno annuale a Mentana o la commemorazione della Breccia di Porta Pia, o delle Fosse Ardeatine. Erano momenti belli, occasioni di festa, anche se a quell’epoca ero troppo piccolo per aderire agli assunti ideologici che c’erano dietro. Da adulto, poi, alcuni di quegli assunti li ho rifiutati (il comunismo), altri li ho abbracciati con convinzione (l’anticlericalismo, il libertarismo, il mito della Resistenza) come è normale che sia, quando uno cresce e fa delle scelte.

  14. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, “a quell’epoca ero troppo piccolo per aderire agli assunti ideologici che c’erano dietro”.
    Giusto. Invece gli insegnanti e i genitori anti-Gelmini, trasformando i bambini in testimonial, hanno preso a pugni questa semplice verità.

  15. Vincenzo, non mi pare affatto. Anzi, mi pare che tu veda dietro la presenza dei bambini nel corteo anti-Gelmini una intenzione che non c’è. Comunque, mi pare che abbiamo chiarito le nostre rispettive posizioni.
    Devo dire, come nota a margine, che a me la piega che sta prendendo la protesta anti-Gelmini piace molto: scuole e università ferme, occupazioni, centri storici bloccati, studenti e insegnanti che si dicono pronti a fronteggiare anche le forze dell’ordine. E’ un bel ritorno alla lotta di piazza, allo scontro duro e non dialettico, al rifiuto di quel parlamentarismo becero che ha rovinato la politica italiana. Forse (io lo spero) i ceti danneggiati dalle iniziative della politica parlamentare, in questi anni, sia da destra che da sinistra, iniziano a riscoprire la protesta “dal basso”, il cosiddetto “fatto di base”, come si diceva negli anni Settanta.

  16. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, il vero “fatto di base” che vedo io è il recente voto politico a favore del centro-destra. Anzi, non solo il voto: il consenso crescente in questi primi mesi di governo.
    Le attuali proteste invece riguardano solo quattro gatti che sono in giro a fare casino, a scontrarsi con le forze dell’ordine e a rompere i coglioni alla gente… Guarda per esempio le immagini di quella che viene venduta come “occupazione” a Torino o quelle delle presunte “facoltà in rivolta”:

    http://video.ilfoglio.it/ilfogliocatodico

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/1234

  17. A Torino non so, a Roma posso dirti di essere andato a vedere coi miei occhi e c’era un sacco di gente. E comunque si può anche essere in minoranza per fare una occupazione: l’importante è fare casino.
    Il voto al centro-destra (ma anche quello al centro-sinistra, bada bene) non può essere un “fatto di base”, con la legge elettorale che abbiamo (e di cui entrambi gli schieramenti sono responsabili: il centrodestra che l’ha voluta, e il centrosinistra che non l’ha abrogata). Purtroppo per il referendum abrogativo bisognerà aspettare almeno l’aprile del 2009.

    Quando parlo di “fatti di base” mi riferisco ad iniziative che nascono dalla società civile, o di cui i cittadini sono comunque protagonisti, come sarebbe stata l’affermazione della lista di Ferrara, se avesse avuto successo.

  18. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, ok sui “fatti di base”. Sulla legge elettorale anche a me piacerebbe tornare alla precedente, ma non ne faccio una priorità assoluta.
    Quello che oggi mi pare più importante, invece, è l’attuale dato politico: la maggioranza è con il governo, che dunque può cominciare finalmente a mettere mano alla scuola, all’università, alla giustizia, e a tutti i casini che ci affliggono da tempo. Agli immancabili e immarcescibili contestatori auguro ogni bene.

  19. anonimo ha detto:

    teoricamente molto bello: “fatti di base”…iniziative che nascono dalla società civile…
    io nel ’68 c’ero e ho visto nascere dolcemente la stessa contestazione nelle università poi il mix col movimento operaio, poi la polizia, poi le calibro 38…e ci sono scappati i morti.
    servivano e li hanno avuti; e questo è un fatto.
    nasceva così anche il movimento trasversale (dalle suore agli anarchici) che si presentò al g8 di genova poi (come alcuni di noi avevano previsto già dal mercoledì) c’è scappato il morto.
    serviva e lo hanno avuto; e questo è un altro fatto.
    oggi respiriamo la stessa aria cosa che stimola due quesiti: a chi serve il morto? chi lo avrà?

    saluti dal petisso

  20. vincenzillo ha detto:

    petisso, magari sono troppo ottimista, ma non ho l’impressione che sulla scuola arriveremo al morto. Infatti da quello che ho capito ci sono delle differenze rispetto agli anni 70, quando la violenza politica ebbe l’appoggio di una parte del popolo, almeno indiretto e almeno per un certo tempo. Il G8 ha preso molti, me compreso, alla sprovvista. Ma da allora credo che sia cresciuto il sano sentimento di insofferenza popolare contro certa feccia. Le ultime elezioni parlano chiaro.

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