La Bibbia in tivù? “Ma io la tivù non la guardo più”

papatvGli intellettuali italiani dovrebbero andare a lezione di modernità dal mio Ratzinger, altroché!

"La vita è sempre moderna", scriveva nella seconda metà del novecento l’architetto utopista Frank Lloyd Wright nel bellissimo saggio "La città vivente". Pur facendo parte di una società che viene da molti definita postmoderna, per me quelle parole possono aiutare ancora oggi a capire ciò che è attuale e ciò che non lo è, ciò che è davvero vivo e vitale, e dunque proiettato verso il futuro, e ciò che non lo è.

Fulgido esempio di vitalità, la Chiesa di Benedetto XVI. Nel proporre la lettura integrale della Bibbia in tv, essa si dimostra molto più in grado di capire la modernità rispetto ad altri pensieri. In particolare rispetto a quell’humus in cui oggi viene allevato l’intellettuale italiano, e cioè quel mix di pensiero marxista, scuola di Francoforte, Marshall MacLuhan ("Il media è il messaggio"). Ingredienti non sempre tutti presenti, ma tutti fortemente radicati. La Chiesa oggi li scavalca con l’agilità di una ragazzina di duemila anni, facendo tesoro della tradizione inaugurata nel novecento da don Alberione, il fondatore di Famiglia Cristiana, e portata al suo apice dal precedente papa Karol Wojtyla, il cui corpo martoriato dalla malattia ha fatto, in presenza e in immagine, il giro del mondo, con il suo valore di testimonianza radicalmente cristiana. All’inizio del terzo millennio e davanti a tutta l’umanità, il Papa è stato figura di Cristo.

Nel mondo intellettuale italiano, da anni si sprecano pensieri e analisi sulla tv, ma il risultato è sempre lo stesso, e lo si vede bene oggi dalla versione ultrasemplificata che irretisce sempre più esponenti di diversi settori della società italiana, compresa la comunicazione: "Io la tv non la guardo più". Anzi, nemmeno ce l’ho, che è anche più chic. Quando te lo dicono scrittori, autori, giornalisti, redattori, pubblicitari, producer, il fenomeno è consistente. Oppure: “L’uomo di cultura in tv si sputtana”. Oppure: “La tv è diseducativa”, dicono altri, tanti insegnanti di scuola, e in certi ambienti cattolici. "La tv non è veritativa", è arrivato a dire perfino uno come Giuliano Ferrara, che la tv la conosce e la fa. E’ certamente vero che buona parte dei programmi fa schifo, ma separare nettamente cultura e tv ha effetti nefasti. Il più grave è che si crea nei giovani il falso pensiero che cultura e modernità debbano essere per forza in contrasto. Probabilmente all’intellettuale italiano di oggi questo non interessa molto, perché lui ha già cancellato dal proprio vocabolario le parole modernità, cultura, futuro, insieme a tanti altri concetti ormai per lui senza significato. Per me invece, sulla scorta di alcuni spunti del ministro Bondi e del filosofo Stefano Zecchi, occorre pensare a un’alleanza tra la cultura e la tv, tra la scuola e la tv. Un rapporto più stretto, magari una sana competizione, non più quella sterile (e a volte anche ipocrita) demonizzazione del mezzo più diffuso e più potente del mondo. L’ha capito la Chiesa, universalmente tacciata di essere retrograda. Noi laici, credenti e non, che siamo tanto trendy e sgamati, vogliamo essere da meno?