La nostra scuola è costruita su principi socialisti e colonizzata da sessantottini: perché allora non è il paradiso in terra?

scuola2Usiamo il metodo Travaglio. Si prendono dei dati di fatto, che ciascuno può verificare nella propria esperienza e nei libri di storia, e li si mettono in fila per supportare una tesi.

Primo fatto. Nel dopoguerra, la scuola italiana è stata oggetto di riforme concordate tra politici (Dc, Pci, Unione, Fi) e sindacati. Le riforme più sostanziali erano basate sulla necessità tutta politica e sindacale di creare nuovi posti di lavoro per assicurare il posto fisso a più persone possibile. Questa scelta ha via via portato nuovi stipendi alle famiglie dei nuovi insegnanti, ma ha determinato anche un abbassamento progressivo di competenza nel corpo docenti. Ha anche determinato un livellamento verso il basso di tutti gli stipendi, credo i più bassi d’Europa, secondo il principio socialista "meno soldi ma per tutti".

Secondo fatto. Non esiste alcun tipo di valutazione dell’insegnante che consenta di premiare i più meritevoli. Secondo il principio dell’ugualitarismo nella sua versione socialista: "tutti uguali alla meta".

Terzo fatto. La scuola oggi è piena zeppa in ogni ordine e grado di insegnanti dichiaratamente schierati a sinistra, che rigettano l’intervento di ministri di centro-destra (Moratti e Gelmini), e la cui cultura di riferimento è il sessantotto italiano, e cioè il tentativo più tenace di cancellare il principio di autorità in quanto tale. Si badi, non di cancellare gli ingiusti eccessi di autorità introducendo sani elementi di libertà, come prevede il buon senso prima ancora che le teorie filosofiche. No, proprio cancellare l’autorità. L’autorità è in sé e per sé ingiusta. L’istituzione è oppressiva per principio. Disciplina è sinonimo di repressione. Risultato, oggi studenti e professori sono pari grado. Sono amiconi, compagnoni. Questo a casa mia si chiama irresponsabilità (fantastiche anche le ultime manifestazioni di piazza con i poveri bambini al seguito o il lutto al braccio…).

Domanda: ma una scuola costruita su principi socialisti e colonizzata da sessantottini, non dovrebbe essere il paradiso in terra?

Altra domanda: in tutto questo, dove sono finiti gli studenti? Dimenticati. Si è pensato a tutto tranne che a loro. Al loro diritto di avere insegnanti qualificati, capaci, autorevoli. E motivati. Sì, motivati anche dai soldi, e non solo da una presunta vocazione. E così si arriva all’ultimo fatto.

Ultimo fatto. Gli episodi di indisciplina degli studenti sono all’ordine del giorno. Recentissimo è lo schiaffo dello studente al professore. Così, dopo le palpatine alla prof, le sigarette rollate, la violenza contro i compagni, ora siamo alla violenza contro gli stessi professori. Ma se siamo tutti d’accordo che le bacchettate sulle dita erano eccessive, lo schiaffo al professore che cos’è?

Domande in libertà:
Che senso ha tenersi la scuola così com’è?
Che senso ha reiterare le politiche del passato che ci hanno portato fino a questo punto?
Che senso ha parlare di fascismo, olio di ricino, a proposito dei grembiulini?
La riforma della Gelmini non sarà risolutiva nell’immediato, ma almeno non occulta i problemi veri. Indica il merito come una possibile strada per tornare al rispetto per l’autorità del professore, cardine dell’istruzione e dell’educazione.

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