Guai a dire "operaio"!

bruce_springsteen_-_born_in_the_usa-frontC’è qualcosa che non va con gli operai. Sarò io, sarà il clima, sarà l’imponderabile. Ci sarà sempre stato, temo, ma io non ne ero così consapevole. Da piccolo, quando ero ingenuo, sapevo che mio nonno materno era un operaio, e che anche qualche mio zio e alcuni cugini lo erano. Essendo un bambino molto religioso, credevo fermamente che gli operai fossero persone come le altre, con il loro lavoro, i loro problemi e i loro interessi. Mangiavano perfino con me, alla stessa tavola! Purtroppo – e questo mi sarebbe costato parecchio in seguito – non li vidi mai con un libro in mano. Poi ai tempi del liceo studiai le lotte di classe scaturite dalle idee di Karl Marx, i miglioramenti nella condizione operaia conseguenti a varie lotte sacrosante, e vidi qualche film americano con operai protagonisti, ma soprattutto vidi la copertina di "Born in the U.S.A" di Bruce Springsteen: il culo di un operaio orgoglioso di essere un operaio (oltre che di essere americano). Non è che ci pensassi molto, a dire il vero, però credevo ancora che "operaio" fosse una semplice declinazione della parola "lavoratore". Mio padre fa l’impiegato, mia madre fa l’insegnante, mio nonno faceva l’operaio. Poi però cominciai a vedere film italiani sul tema, e cominciai a capire che c’era qualcosa che non andava. Com’è che l’operaio americano era orgoglioso di essere operaio e di essere americano, e malgrado gli screzi e le lotte col principale amava la sua famiglia e il suo paese, e invece l’operaio italiano era furibondo non solo col suo capo, ma con tutti i "padroni" in generale, si vergognava di essere operaio e di essere italiano, e soprattutto era il portatore di messaggi doppi, tripli, metafore cupe, pesanti, rancorose? Perché, insomma, l’operaio italiano era diverso non solo da tutti gli altri lavoratori del mondo, ma anche da tutti gli altri operai del mondo? C’era qualcosa che non andava. Poi lessi un libro di Ernst Jünger il cui titolo italiano era "L’operaio", mentre in tedesco era "Der Arbeiter", cioè "il lavoratore". Leggendolo, era chiaro che l’autore parlava di tutti i lavoratori indistintamente, e che anzi allargava il concetto di lavoro a sfere che non competono al lavoro in senso stretto, come il tempo libero, lo sport, le vacanze. Un libro molto affascinante. Ma non parlava affatto di operai, semmai al massimo di "api operaie", metafora estendibile a chiunque. Mi sono detto, ancora una volta: c’è qualcosa che non va. Ora su un blog (qui) oso scrivere che "l’operaio non capisce la parola morfologia". Una frase innocente, un’approssimazione, una generalizzazione come se ne fanno a miliardi quando si parla, sui blog o da altre parti. Apriti cielo. Non si può generalizzare, sei un classista, esistono operai colti, sindacalisti di genio! Come se io, con la mia frase innocente, lo avessi negato. Come se al posto di quella frase innocente avessi dovuto dire: "Egregi signori della corte, da recenti studi emerge che circa il 79,45% degli operai italiani, laddove per italiani si intende cittadini italiani residenti entro i confini nazionali post seconda guerra mondiale, non legge un libro da almeno dieci anni; il restante 20,55% invece legge qualche libro ogni tanto, e di questo 20,55%, un buon 40,67% legge più di dieci libri all’anno e studia per conto suo materie politiche, sociali, giuridiche, antropologiche, letterarie. Tuttavia, considerando questa percentuale minoritaria rispetto all’insieme, e trovandomi altresì a parlare su un blog, ritengo opportuno e non lesivo né della dignità né dei diritti umani di alcuno ricorrere a un’approssimazione e a una generalizzazione senza per questo meritarmi l’accusa di classismo. Qualora la mia richiesta non venga accettata sono pronto a ritirare la mia espressione". C’è qualcosa che non va.

(Ma forse c’è una soluzione molto semplice: oltre al cartello "Questa è una battuta" mi faccio fare pure: "Questa è una generalizzazione", così sono a posto).

(A proposito, le cifre indicate sono inventate di sana pianta)

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Questa voce è stata pubblicata in ideologia.

13 commenti su “Guai a dire "operaio"!

  1. seia ha detto:

    No vincenzo, sarà solo invece, che non capisci un cazzo (cit. tua) di quello che uno dice e nemmeno di quello che scrivi tu, perché non solo nessuno ha santificato nessun altro e soprattutto perch°é se dici che “un operaio non capisce la parola morfologia” fai una generalizzazione che non ha fondamento in altro, se non nel tuo pregiudizio e non ci stanno santi e puoi nasconderti dietro a qualunque cosa, ma dici una cosa falsa e classista, fattene una ragione: ciascuno c’ha i suoi difetti, io mi ostino a perdere il mio tempo 🙂

    E poi, l’ironia non fa per te 🙂

  2. vincenzillo ha detto:

    seia, fattene una ragione: al mondo c’è ancora gente che apprezza le generalizzazioni e capisce cosa uno vuole dire quando le usa. Forse perché non tutti hanno problemi con le classi sociali (o con quello che ne rimane), soprattutto con quella operaia.

    (Sì hai ragione, sul finale mi è mancata la giusta leggerezza che deve avere l’ironia, rimedierò un’altra volta)

  3. Vincenzo, secondo me le generalizzazioni sono pressoché inutilizzabili nel discorso, se non per fare slogan o battute di spirito: dire “gli operai” è come dire “la gente”, o “gli imprenditori”, non significa granché. Se poi invece parli di “classe operaia” è un concetto che ha senso, perché le classi sociali esistono, così come esistono gli interessi di classe (ed è questo il motivo per cui è pura follia pensare che vi possa essere accordo tra dipendenti e imprenditori: gli interessi sono, di fatto, contrapposti).

  4. anonimo ha detto:

    tu va a lavarare

  5. xunder ha detto:

    E si Vince l’hai combinata grossa!per giunta ti sei beccato pure un gratificante epiteto: classista! e a dir di più, che non capisci un cazzo! allora direi che veramente c’è qualcosa che non va. ci si infervora per una generalizzazione comune e poi ci si lascia andare a parole scurrili, un atteggiamento davvero classista!

    un saluto

  6. seia ha detto:

    xunder: magari prima d’intervenire in qualunque discussione, io direi di informarti o di avere qualcosa da dire, perché “non capisci un cazzo” l’ha usato prima lui e io – come ho ironicamente fatto notare – l’ho solo citato, anche perché di solito tra di noi non ce le mandiamo a dire. Scurrile poi? Ma dove vieni dalle Orsoline??? 🙂

  7. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, secondo me invece le generalizzazioni sono pressoché insostituibili nel discorso. Qualunque discorso, anche a un convegno di fisici nucleari. Figurarsi su un blog, e figurarsi in un post intitolato “workers do it better”. E tanto più quando uno dichiara esplicitamente di usarle, come ho fatto io più volte, e come fanno anche i fisici nucleari ai loro convegni ogniqualvolta sia necessario specificarlo.

    xunder, 🙂

    seia, la tua mossa retorica non vale. Perché anche se è vero che sono stato io il primo a usare l’espressione, questo non giustifica affatto il tuo usarla a tua volta contro di me. Non eri mica obbligata. Infatti, se tu un giorno mi dicessi che ho capito perfettamente, oltre a preoccuparmi di brutto, non penserei comunque di riusarla a mia volta nei tuoi riguardi. 🙂

  8. @vincenzillo, sbagli a credere che i fisici utilizzino le generalizzazioni con tanta leggerezza. Leggendario l’atteggiamento di P.A.M. Dirac, atteggiamento che io ritengo essere il culmine della moralità e della sobrietà intellettuale, e della lotta all’imprecisione nel linguaggio. Al termine di una sua lezione, il grande fisico domandò ai suoi studenti: “Ci sono domande?”. Un ragazzo si alzò e disse che non aveva ben compreso una parte della lezione. Dirac, severissimo, replicò: “Questa è una affermazione. Io ho chiesto se ci sono domande“. Una risposta che è già una lezione di per sé.

  9. seia ha detto:

    Infatti vincenzo, non mi aspetto che tu comprenda le mosse retoriche, così come non comprendi l’ironia, visto, per esempio, che continui a insistere sul titolo del post. Ma me ne sono fatta una ragione ormai 🙂

  10. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, la precisione del linguaggio è certamente cosa buona e giusta, ma non quando va contro il buon senso. Un atteggiamento come quello di Dirac è un’offesa al buon senso. Dai, solo uno stronzo disumano può rispondere così a uno studente che afferma di non aver capito. Uno come Feynman, per dire, non lo avrebbe mai fatto. Preferisco lui.

    seia, adesso ho capito, l’ironia la puoi usare solo tu, quando vuoi tu, nel senso che vuoi tu. Vorrà dire che l’ironia la lascio a te, così come la difesa della classe operaia. Io mi tengo il buon senso. 🙂

  11. borisbattaglia ha detto:

    mio cherissimo Vincenzillo, che Bruce Springsteen non sia mai stato un terzinternazionalista non ci piove, ma dove, dimmi dove ti prego, in quel disco che citi c’è qualcosa che tradisca “orgoglio di essere americano”.
    Dove? Probabilmente ho consumato due lacche per niente. Che non me lo ricordo.

    sciao

  12. vincenzillo ha detto:

    boris, la canzone “born in the u.s.a.” è una condanna durissima contro una guerra, contro i suoi orrori, contro il trattamento riservato ai reduci. Se vuoi, quindi, anche contro i politici che avevano preso certe decisioni e che se ne fottevano di chi aveva combattuto. Versi che magnificano gli Stati Uniti non ce n’è. Ma nei testi c’è il sentimento di appartenenza a un popolo, con le sue mille storie anche finite male, il carcere dopo la fuga d’amore, le bobby jean che ti abbandonano, le notti di desiderio, la “hometown” che forse si deve abbandonare ma forse no, la voglia di essere “blood brothers” in nome della musica (No surrender)… per non dire della musica in sé, al di là delle parole… cazzo a me già da sola faceva venire voglia di essere americano! (E ancora adesso, ti dirò, qualche volta sull’attacco di Born in the u.s.a., un brividino sottopelle…)

  13. xunder ha detto:

    Seia: scurrile, triviale, maleducato…sono tante le parole della nostra bellissima lingua italiana che avrei potuto usare.

    ci hai preso immediatamente ho studiato dalle Orsoline veramente, scuole serali però, causa vari problemi che nn sto a raccontare. Mi hanno insegnato tanto con amore, ho un ricordo stupendo.

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