L'indifferenza genera violenza

Allora, abbiamo una quattordicenne uccisa in modo atroce e abbiamo i colpevoli, tre suoi coetanei rei confessi. Poi abbiamo l’atteggiamento dei tre assassini,  che tutt’ora sembrano non rendersi nemmeno conto della gravità di ciò che hanno fatto. Inoltre abbiamo la nostra reazione di fronte a questo atteggiamento: lo sgomento. Infine abbiamo una domanda: ma com’è possibile? A questo punto possiamo fare due cose. O scuotiamo la testa e ci diciamo semplicemente che è assurdo e che quelli là sono dei folli, oppure andiamo più a fondo e cerchiamo di farci un’idea realistica dell’atmosfera in cui è maturato l’omicidio. Se scegliamo di andare a fondo, può venirci in soccorso un altro aspetto della questione, trascurato dalla stragrande maggioranza dei commentatori: la ragazza, le sue amichette e i tre futuri assassini intrattenevano tra loro relazioni e rapporti sessuali “liberi”. Casualmente, come capitava, senza regole, senza coinvolgimento sentimentale. Ho detto che questo aspetto è stato un aspetto trascurato. Ora aggiungo che è stato trascurato volutamente. In che modo? E perché?

Prendo come riferimento per tutti il giornalista di Chi l’ha visto?, che nel citare questa promiscuità sessuale ha subito fatto capire che chi eventualmente si scandalizzasse o avesse qualcosa da dire in proposito, non farebbe che insultare la vittima. Come a dire: “Vogliamo pure colpevolizzarla?” Così facendo il giornalista compie una semplice ma efficace mossa retorica: sfrutta la pietà umana verso la vittima per creare un ingiustificato senso di colpa in chi ha cominciato a farsi delle domande sul vero significato della promiscuità sessuale di quel gruppo di ragazzi. Il giornalista ci dice implicitamente che prestare attenzione a quell’aspetto è indice di una mentalità arretrata, bigotta, piena di pregiudizi. E chi di noi oggi può sopportare l’accusa di avere pregiudizi, di essere bigotto? Nessuno, e il giornalista lo sa. Così la sua mossa va a buon fine, e la nostra coscienza progressista è più tranquilla: non abbiamo ammazzato la ragazza per la seconda volta con i nostri pregiudizi.

Eppure il fatto resta e, mossa retorica o no, per me quella promiscuità è molto significativa, e se ne può benissimo parlare senza bisogno di colpevolizzare la ragazza per la sua stessa morte. Come? Riconducendo il tutto alla sua radice. Dicendo che l’indifferenza, l’apatia sentimentale e morale si coniugano perfettamente con la violenza fisica. È la natura umana. Senza i freni inibitori, l’uomo cade preda dei suoi istinti peggiori. Basta leggere un libro come Meno di zero di Bret Easton Ellis o guardare un film dei fratelli Cohen per vedere con la massima chiarezza quanto questo sia vero. L’indifferenza genera violenza. In quel libro degli anni Ottanta (grazie a ernesto per la precisazione) si parla di giovani ricconi annoiati, rampolli viziati dell’upper class americana, ma si può trasportare il tutto nell’Italia odierna, meno ricca ma altrettanto annoiata e viziata, e il succo non cambia. Il sesso libero non è sinonimo di innocenza. È una delle manifestazioni dell’indifferenza morale, così come, a un altro livello, la violenza. Sono entrambi segni dell’avanzata del nulla nelle nostre vite.

E qui lasciamo la cronaca e veniamo al giornalista e al perché. Cioè: perché è necessario distogliere l’attenzione dalla promiscuità sessuale? Ormai è chiaro: si tratta del tentativo di una intera cultura di assolvere se stessa. Parlo di quella cultura che si era assunta il nobile compito di liberarci in un sol colpo da tutte le pastoie dei vecchi retaggi borghesi, religiosi, familistici, barbari, medievali, e che invece ha fallito miseramente perché non ha saputo proporre un modello alternativo decente. Relegando la promiscuità ai margini di fatti di sangue come questo, quella cultura ultra-progressista e ultra-libertaria può permettersi di non fare i conti con se stessa e con i disastri che ha combinato in questi decenni, entrando prepotentemente nell’immaginario pubblico, spacciando l’irresponsabilità per un progresso, e trovando nel sesso libero uno dei simboli più forti ed eclatanti. Sarebbe ora che ammettesse il fallimento e che si dedicasse a costruire qualcosa di nuovo.

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14 commenti su “L'indifferenza genera violenza

  1. PV64 ha detto:

    Mhhh… sempre argute le tue riflessioni! Bravo….
    Ciaooo
    :-DD

  2. vincenzillo ha detto:

    pv, grazie, troppo buono. 🙂

  3. ernestoA ha detto:

    “Meno di zero” è stato scritto nel 1985. voi giovani, tutti senza memoria…
    Vincenzo, nei tuoi commenti stai cominciando a somigliare in maniera preoccupante a Giuliano Ferrara. Spero che non ne seguirai la progressiva discesa verso l’ossessione e il grottesco.

  4. vincenzillo ha detto:

    ernesto, sul libro hai ragione. E’ che io l’ho letto all’inizio dei Novanta…
    Però vorrei sapere la tua opinione su un fatto centrale nel mio post: il ruolo del sesso libero nell’immaginario pubblico.
    Se ti va, ti ho confezionato pure le seguenti domande capestro, in puro stile Ferrara 🙂
    -è vero o no che nel corso degli ultimi decenni il sesso libero si è trasformato da esperienza realmente trasgressiva, simbolo di emancipazione, a fatto moralmente neutro, modello diffuso, vincente?
    -E che questo finisce per far scadere il sesso sotto la categoria divertimento, entertainment?

  5. ernestoA ha detto:

    caro Giul…, pardon, Vincenzo, vorresti sostituire il sesso libero con il sesso obbligatorio? a parte tutto il problema non è la libertà sessuale ma il suo contrario, cioè il sesso di tutti con tutti come scelta di default che non è più personale, vitale ed edonistica, ma semplice adesione alle regole del gruppo adolescenziale. sesso promiscuo mica vuol dire sesso libero. la libertà bisogna sapersela conquistare con una consapevolezza che un gruppo di quattordicenni un po’ ottusi non può possedere.
    comunque, che ci sarebbe di male se il sesso fosse libero divertimento? divertire è un verbo tutt’altro che banale. nel caso in questione probabilmente non era divertimento ma prassi, abitudine, passatempo.

  6. vincenzillo ha detto:

    ernesto, sono d’accordo finché si parla della prassi annoiata e forzata dei teenager: il loro sesso promiscuo è davvero poco libero, e più che altro “obbligatorio” per essere accettati nel gruppo. Io però ne faccio una questione di modelli, cioè di immaginario pubblico. Quali sono i modelli appetibili oggi? Cosa è cosiderato “figo” a livello di immagine pubblica? Per me, il don giovanni. Il piacere per il piacere. Cioè il trionfo assoluto dell’ego. Bella roba. Uno è costretto a scegliere tra questa roba e i vecchi modelli, che magari sono ancora adottati nella prassi, non dico di no, ma non sono più “fighi”. Anzi, in certi ambienti sembra che ce ne si debba quasi vergognare. A me questa situazione fa molta tristezza, non so a te.

  7. ernestoA ha detto:

    che c’entra, il “don giovanni” è sempre stato “figo” a livello di immagine pubblica, anche nelle società occidentali ante ’68. vabbe’, tranne forse i puritani del New England.
    adesso non mi sembra che sia proposto lo stesso modello. è presentato come appetibile il modello del sesso libero, ma non lo si vede come una via per il piacere, piuttosto come uno status symbol.
    cosa ci sarebbe che non va nel piacere per il piacere, sempre che esistesse?

  8. vincenzillo ha detto:

    ernesto, io vedo una bella differenza tra prima e dopo il ’68. Prima del ’68 il don giovanni era figo in quanto trasgrediva una certa immagine dominante nella società, borghese o contadina, religiosa, un modello scolpito nella testa della gente, per così dire (al di là di quanti lo praticassero perfettamente nella vita). Valori, virtù, autorità. Il dictat uscito dal ’68 invece è l’abbattimento dei vecchi ordini, ma non solo dei vecchi ordini: è l’abbattimento del principio stesso di autorità, e dunque non c’è e non ci può essere la creazione di un nuovo ordine. Tipo Rousseau e la sua “società senza società“. Parola d’ordine: basta con le inibizioni. Ora il “disinibito” non è più lo scandalo, ma il “giusto”. Suo scopo sarebbe il “piacere per il piacere”, se è consapevole, altrimenti è il gregge dei pecoroni del sesso facile. Ma in ogni caso, come fai a costruirci sopra una società?

  9. remomichelotti ha detto:

    Il “don giovanni” ?
    Si forse sarebbe il caso di portare nelle nostre scuole il trittico Mozart Daponte .-“don giovanni”- “nozze di Figaro” -“cosi fan tutte”. i personaggi maschili sono rappresentati in modo grottesco perdente patetico e udite udite sovrastati dalle femmine le quali fanno “branco” per punire con la morte il “figo” don giovanni e coprire di ridicolo sia il conte Almaviva che i due finti soldati.
    (meno Manzoni e più Mozart Daponte )

  10. Domanda: “Ma in ogni caso, come fai a costruirci sopra una società?”.

    Ma infatti non c’è nulla da costruire, c’è solo da godersi questo periodo di decadenza accettandolo per quello che è e cercando semmai, reazionariamente, di prolungarlo il più possibile. I periodi di decadenza, quelli in cui si dà fondo alle cantine e si sparano gli ultimi botti, sono sempre i migliori per viverci: pensate alla Belle Epoque, o alla Venezia del Settecento, o al tardo Rinascimento. Io preferisco di gran lunga il decadente dispotismo mediceo, con il suo sfarzo e la sua degradazione morale, alla rinascita spirituale, la “rinnovazione”, come la chiamava quel frescone del Savonarola (e ben faceva Tommaso da Rieti a scrivere al papa Alessandro VI: “Mi raccomando presso la Vostra Santità affinché codesto frate malaugurante e schifoso moia di brutta morte”).

  11. vincenzillo ha detto:

    remo, anche a me piacerebbe portare il trittico nelle scuole. Ma se fossi il preside impedirei al nostalgico prof sessantottino di dire le sue frescacce sulla società oppressiva e farei io il discorso introduttivo, del tipo: “Avete presente il sesso facile? Dimenticatevelo. Qui c’è bellezza, qui c’è verità!” (Seguono applausi scroscianti e spontanei degli studenti finalmente liberi dai falsi liberatori).

  12. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, la tua gaudente irresponsabilità non fa per me. Mi piace molto vederla rappresentata, ma non la sento mia. D’altro canto, non sento mio nemmeno lo stile Savonarola, il rigorismo, il moralismo, il pauperismo, la riscoperta di presunte origini e presunte età dell’oro. Mi piace invece pensare che si possa conservare lo spirito che abbiamo ricevuto in eredità come un liquido prezioso in una boccetta, metterne qualche goccia qua e là per insaporire le pietanze, senza illudersi troppo ma senza nemmeno arrendersi. Con intelligenza, con passione, e con la certezza che verranno tempi migliori.

  13. affabile ha detto:

    Anche a me che sono mamma (e che di mio ho iniziato a 25 anni…) il sesso in questo modo a 14 anni fa paura e d’accordissimo se ne dovrebbe parlare di più (e credimi se vai in qualche forum di ragazzine c’è da mettersi le mani nei capelli..o sperare che in realtà sono tutti maniaci 40enni che si spacciano per ragazzine 13enni) però credo anche che questo terribile delitto mette in ombra ogni contesto. Questi tre ragazzi hanno fatto un’azione terribile ed il male è ASSOLUTO indipendentemente da ogni contesto. Il mio sdegno e sgomento sarebbe stato lo stesso sia verso una ragazzina innocente e vergine che avessero incontrato il giorno prima sia verso una prostituta loro conoscenza abituale.

  14. vincenzillo ha detto:

    affabile, lo sdegno sarebbe lo stesso anche per me, ma il significato del gesto sarebbe un po’ diverso. Ciò che le chat e tutto il resto non dovrebbero mai riuscire a fare è annullare la differenza tra una ragazza innocente e una prostituta, per usare i tuoi termini. La differenza tra l’amore e il sesso libero. Non riuscire più a vedere queste differenze sarebbe il trionfo del nulla.

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