L'importante è esagerare

Si sa che i politici danno il meglio di sé in campagna elettorale, e soprattutto negli ultimi giorni, quando il clima si accende e loro possonno mettere in campo tutte le loro virtù miracolose, taumaturgiche, palingenetiche. Io toglierò l’ici, e allora io tolgo l’iva, io l’irpef, io con l’aiuto del Papa concederò l’indulgenza plenaria, io con l’aiuto del sole vincerò… io eliminerò i rifiuti, io farò il termovalorizzatore, io ne farò tre, io troverò il modo di produrre solo rifiuti che si autoelimineranno… e via così. Ma finita la campagna elettorale il politico può finalmente riposare, tira i remi in barca, smette l’aureola e l’arto d’oro, ridiventa mortale e torna a brigare dentro il palazzo. Invece c’è chi non può mai abbassare la guardia nemmeno un secondo, per via del suo status perennemente all’erta e bisognoso di scoop: il giornalista. Il giornalista ha il dovere professionale di trovare la notizia anche dove non c’è, e dunque ha come abito mentale l’esagerazione. Il migliore in assoluto resta il titolo a tutta pagina del Corriere di qualche anno fa: "150.000 morti". Era il periodo Sars, bisognava informare gli italiani inconsapevoli. In questi giorni invece mi hanno molto colpito alcune affermazioni buttate qua e là su Repubblica: "Verona si sveglia nazista", per quattro pazzi malati accusati di aver picchiato un poveraccio. Oppure: "Quand’è che gli italiani sono diventati razzisti?" Tutti gli italiani uno per uno, senza distinzioni. Non parliamo di Manifesto, che è riuscito a titolare "Il vecchio che avanza" non appena insediato il governo credo più giovane della Repubblica italiana. L’Unità tutti i giorni permette a Maria Novella Oppo di tenere una rubrica inconsapevolmente comica in prima pagina. La Stampa non la frequento molto, il Foglio ha le esagerazioni del suo direttore un po’ umorale, ma capace di correggersi e di chiedere anche scusa; Libero e il Giornale indulgono molto al sensazionalismo. Poi si arriva in tv, e purtroppo non me li sono segnati, ma sappiamo tutti che ci sono. Su internet, sì qualcosa di meglio c’è, ma anche qui bisogna fare un duro lavoro di cernita ed evitare i toni estremi, e non sempre si ha tempo di "frequentare". Libri? Ancora più faticoso. Ora, sembra evidente che per farsi un’idea delle cose del mondo i media non vanno bene. Ma allora, visto che io entro in ufficio alle 9.30 ed esco alle 20.00, come cavolo faccio a farmi un’idea delle cose del mondo?

5 commenti su “L'importante è esagerare

  1. In genere, io (tra i periodici) leggo con soddisfazione l’Economist, di cui condivido anche la linea politica; dei quotidiani nazionali, frequento ormai solamente il Sole24ore. In tv guardo Otto e mezzo su La7. Stop.

  2. vincenzillo ha detto:

    ahia l’Economist… non mi convince. Quando parla dell’Italia ha una visione troppo parziale, non considera alcuni aspetti della nostra unica e inimitabile storia degli ultimi decenni, e questo inficia i suoi giudizi… ma anche quelli di El Paìs o dell’Hindu che leggevo in India, per dire…

    il Sole lo frequentavo la domenica, ma da un po’ lo frequento molto meno. Leggendolo ho la stessa impressione che si prova alle letture pubbliche quando ti guardi attorno e capisci che non c’è nemmeno una persona “comune”, sono tutti sommi letterati, giornalisti, pr, editor, responsabili cultura… tutto sto parlarsi addosso, mamma mia.

  3. @Vince, per quanto riguarda l’Economist, la sua parzialità non è limitata all’Italia: è legata alla linea editoriale (che, ripeto, condivido). IlSole24Ore, poi, è normale che abbia una impostazione piuttosto tecnica, per addetti ai lavori: è un quotidiano pensato apposta.

  4. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, la parte economica sì, ma anche la domenica, la parte dedicata ai libri?

  5. La parte dedicata ai libri non so, confesso che non la leggo mai.

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