Alla Sapienza parte il corso di Fisica Dogmatica. Poi nasce un mostro. Intanto il cronografo dei magistrati salva l'Italia

galileoPovero Galilei: ignorava che nessuna lente, nessun prodigio ottico poteva
fargli vedere in anticipo come e da chi sarebbe stato insozzato il suo nome

Rivoluzione copernicana alla Sapienza di Roma. Durante l’odierna inaugurazione dell’anno accademico i 67 professori, splendidi eredi dell’illuminismo, gettano la maschera e danno il via in pompa magna al nuovo corso che rivela la vera natura della loro vocazione: Fisica Dogmatica. Viene fuori finalmente ciò che li ha spinti per tanti anni a denunciare con la bava alla bocca i crimini di mille anni fa della Chiesa: pura, semplice, nobile invidia. “Perché mai la Chiesa può avere la Santa Inquisizione e noi non possiamo avere la Laica Inquisizione?”, tuona il capo dei professori. Grande entusiasmo da parte di Pannella, Odifreddi, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, che esultano e si stringono nell’abbraccio degli studenti, fulgide speranze per il futuro della nostra democrazia. Democrazia mirabilmente sintetizzata nel loro slogan “Fuori il Papa dall’università”, rimasto appeso nel vessillo che ricorda la loro memorabile impresa, la conquista della libertà. Il capo degli studenti, lo studente Fiore All’Occhiello – non è un epiteto, è proprio il suo nome di battesimo – prende la parola: “Perché mai la Chiesa può fare le crociate e noi non possiamo costringere il Papa a girare con la scorta militare a casa nostra, per impedire a uno schifoso dogmatico intollerante di venire a insozzare le nostre menti e i luoghi del sapere, che poi è sempre casa nostra?” Grande entusiasmo da parte di Pannella, Odifreddi, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, che si stringono in un abbraccio festoso. Sta vincendo la parte migliore dell’Italia, quella tollerante. Ma all’improvviso…

… all’improvviso il capo degli studenti cade a terra. “Attentato alla democrazia!”, si grida da più parti. Tutti si stringono preoccupati intorno al ragazzo e tentano di capire che è successo. Lui fa cenno che sta bene. Grande disappunto di Pannella, Odifreddi, Fiorella Mannoia , Erri De Luca, che in cuor loro speravano in qualcosa di grosso. Il ragazzo, però, scoppia a piangere e tra le lacrime sussurra il nome di Mastella. Grande sorpresa di Pannella Odifreddi Fiorella Mannoia Erri De Luca, che ormai a furia di abbracciarsi si sono fusi in un unico essere con quattro corpi e una sola bocca: “Che c’è? Non dirci che stai male per lui eh”, dice l’essere unico, “O forse stai male per il governo Prodi? Massì dai che domani ne facciamo un altro migliore noi”. “Ma chissenefrega di Mastella e del governo”, sbotta lo studente Fiore All’Occhiello inconsolabile, “il mio sogno segreto era quello di fare qualcosa di nobile, di puro, per la giustizia. Un dono simbolico. Avevo già progettato l’orologio più preciso del mondo e volevo regalarlo ai magistrati di Santa Maria Capua Vetere. Ma ho appena scoperto che non serve più: quei magistrati ce l’hanno già l’orologio più preciso del mondo, più preciso del mio!” Grande sconcerto dell’essere unico Pannella Odifreddi Fiorella Mannoia Erri De Luca. La loro unica bocca rimane aperta, come quella degli altri studenti. Ma all’improvviso uno di loro grida con democratico furore: “E noi glielo spaccheremo, il loro orologio di merda!” Ovazione degli studenti solidali. Grande entusiasmo di Pannella Odifreddi Fiorella Mannoia Erri De Luca. L’Italia è salva e il suo futuro è in buone mani.

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Giuliano Ferrara lancia la sua campagna culturale, e io mi commuovo. Perché?

ferraraL’immagine è rubata ad A. Molino.

Ci sono momenti in cui l’emozione prende il sopravvento e ti rivela che qualcosa dentro di te vuole venire alla luce. A parte le faccende di cuore, a me era già successo anche con l’11 settembre. Un bel giorno capii che avevo paura. Semplice paura. E questa semplice, vera, spontanea paura fu più forte di tutte le ideologie, di tutte le astrazioni che mi ero costruito negli anni, e le mandò in pezzi. Di più: servì come base per rinforzare altre idee, stimolò il pensiero, perché per come sono fatto io, sentimento e cervello devono obbligatoriamente andare insieme, e guidare un po’ per uno come si fa in un viaggio tra amici. Bene, ieri al teatro Dal Verme di Milano è successo qualcosa di simile, che ancora non so valutare in tutta la sua portata. Sarà altrettanto forte o no? Chi lo sa. Sta di fatto che mentre Ferrara arringava la platea gremita di adulti e tanti ragazzi, la sua grazia intellettuale parlava al mio cervello, la sua passione civile parlava al mio cuore. Ed ecco allora che concetti e posizioni sull’aborto, che fino a poche settimane fa non mi avevano mai nemmeno sfiorato, diventavano improvvisamente qualcosa di vicino. Qualcosa che toccava una questione più generale, che sento profondamente mia.

Ci sarebbero mille cose da dire, fin dal mio arrivo a teatro. Mi aspettavo quattro gatti, e invece il teatro era pieno e la folla già calda, con applausi e insulti di vario genere che precedevano il suo arrivo. Che lui pareva una decina di chili in meno e un po’ imbambolato per la dieta liquida (più tre noci al giorno. E’ ghiotto, non sa resistere…). Che ha spiegato che cosa la sua proposta di moratoria sull’aborto da presentare all’ONU è e cosa non è. Specifica altrettanto importante, visti i fraintendimenti molteplici e in gran parte voluti. Voluti da chi? Da un non meglio precisato “pensiero laico”. Pensiero che in realtà è il vero grande assente dalle paginate di questi giorni contro Ferrara, contro Ratzinger, contro Bondi. Loro tre parlano, dicono cose importanti e chiare. Dall’altra parte, invece, il nulla. Bondi, il politico Bondi, sui giornali dice con la massima chiarezza che “non vuole eliminare né modificare la legge 194 sull’aborto, ma anzi applicarla più integralmente”, e la risposta di chi si fa portavoce del pensiero laico (per esempio Unità, Manifesto, Repubblica, le femministe, i politici di estrema sinistra) non è altro che “la 194 non si tocca”. Il dogma. Ma il pensiero dogmatico non era quello del Papa?

Torniamo in teatro. Ferrara dice testualmente che “la moratoria contro l’aborto è una scelta, non una persecuzione penale contro chi abortisce, né una criminalizzazione delle coscienze”, e già dalla platea si alzano insulti “fascista”, “lager” e così via. Una femminista si alza, fa il segno della vagina e si indica il petto, come a dire “l’utero è mio…”. Ferrara invita a un dibattito sulle idee, sui temi filosofici sollevati dal Papa filosofo e teologo, come la sacralità della vita, il soggetto, l’etica, il ruolo della religione nel dibattito pubblico, il significato dell’aborto nell’esperienza personale e nella società. Cita la mostruosa costituzione di Zapatero, dove “padre” e “madre” diventano “progenitore A” e “progenitore B”. Si batte per chiedere che nella Carta dei Diritti dell’Uomo venga inserita l’espressione “fin dal suo concepimento”. Denuncia che nel mondo è già in atto l’aborto selettivo, cioè eugenetico, in Paesi come la Cina, l’India, la Corea del Nord. Aderisce alla definizione di omicidio di Roccella: "L’omicidio non è la negazione del passato, ma la negazione del futuro". Denuncia che in questi trent’anni di aborto legalizzato in Italia l’aborto è diventato “moralmente indifferente”. La sua è una vera “campagna culturale”. Arriveranno finalmente risposte a tono? Finora, solo la solita raffica di “guerra santa”, “inquisizione”, “oscurantismo”.

Ma forse mi sbaglio, e una risposta c’è già stata. L’hanno data “in anticipo” i 63 professori della Sapienza di Roma che vogliono impedire a Ratzinger, invitato dal loro stesso Rettore, di parlare. Di cosa hanno paura? “Potrebbe offendere la sensibilità dei nostri colleghi islamici ed ebrei”. Si vergognino. In realtà hanno paura che i loro studenti scoprano che il loro pensiero è “incapace di cogliere le tensioni, le aspirazioni, le utopie, le speranze del nostro tempo”, come dice Zecchi. Cioè che non ha nulla da dire sulle questioni fondamentali, etiche e religiose, se non opporre un dogmatismo sterile. Forse è per questo che quando Ferrara stigmatizza l’episodio la sala raggiunge il massimo dell’entusiasmo, e decine di studenti si alzano in piedi per applaudire. Quei ragazzi sentono l’importanza del momento e non vogliono finire oscurati come il Papa.

Chiudo con una nota negativa. Sulla stampa era stato presentato come un dibattito, ma alla fine non è riuscito a parlare nemmeno Bondi, l’organizzatore! Qualche misteriosa legge della folla ha prevalso, i giornalisti hanno assediato Ferrara rallentando tutto, la gente nel frattempo si è alzata e se n’è andata. Ero proprio curioso di sentire la risposta filosofica e politica delle femministe. Spero di leggerla oggi su Repubblica.

I magistrati di Napoli accusano: "I rifiuti sono tutta colpa di Berlusconi: ci distraeva apposta con tette, culi e ballerine"

Aspetto con ansia il prossimo libro del chierichetto più informato d’Italia, Marco Travaglio. Anzi, già che ci sono gli suggerisco pure il tema: i sempre validi magistrati di Napoli. E per non farmi mancare nulla, gli metto giù anche un titolo e una scaletta provvisoria, che naturalmente potremo ridiscutere insieme.

Titolo: DOVE ERAVAMO.
Sottotitolo: La vera verità su un’inspiegabile assenza.

Capitoli:
1: L’assenza dei magistrati di Napoli dalle pagine dei giornali di questi giorni.
2: L’assenza dei magistrati di Napoli dai programmi televisivi di questi giorni.
3: L’assenza dei magistrati di Napoli dalla loro città negli ultimi 14 anni.
4: L’assenza dei magistrati di Napoli dall’Italia, dall’Europa e dal pianeta terra negli ultimi 14 anni.
5: La presenza dei magistrati di Napoli nella sala intercettazioni della Procura dedicata a Silvio Berlusconi e ai suoi 172 telefonini.

Marco, dai, secondo me può funzionare. Forse corro un po’ troppo, ma già mi vedo la bella intervista della Borromeo su Repubblica. Borromeo: "Qualche maligno prezzolato di destra osa tirare in ballo voi magistrati, voi che cosa gli rispondete?" Magistrato: "La colpa di tutto ciò che non vediamo e che non facciamo non è nostra, ma di Berlusconi: è lui che ci distrae parlando al telefono di tette, culi e ballerine. Noi che ci possiamo fare?" Per me è una bomba. Se poi vogliamo esagerare potremmo far scrivere una breve premessa da Bassolino e da Pecoraro Scanio, tipo: "Fare un’inchiesta sulle reali responsabilità di tutte le parti in causa era necessario e doveroso, ma se qualcuno l’ha fatta non è colpa nostra. Occuparsi di una vicenda così complessa e ricca di risvolti umani e ambientali era da mò che bisognava pensarci, ma teniamo a precisare che non siamo stati noi a farlo. A noi sta a cuore Napoli e la Campania con le sue meraviglie umane, storiche, archeologiche, ecologiche, ma se qualcuno agisce per difenderle, non è colpa nostra, non guardate noi. Noi non c’entriamo niente". E per essere cattivi – e tu un po’ cattivello lo sei, eh Marchino? – ci mettiamo pure un’appendice di 18.000 pagine con tutte le dichiarazioni, le indignazioni, i sarcasmi di tutti i dirigenti e i magistrati – sì, anche dei magistrati – di sinistra negli ultimi quarant’anni che mostrano in tutta evidenza la superiorità morale e antropologica della loro parte politica. Che ne dici, Marco, io sono già in fibrillazione. Magari cinque copie le vendiamo pure.

La falsa coscienza occidentale

bambino-neroTempo fa ho visto un bel film, Hotel Rwanda, e mi sono commosso per una scena che mostrava in tutta la sua tragicità il dramma delle popolazioni vittime di faide etniche. I soldati europei a un certo punto se ne vanno lasciando soli i locali. Lacrime. Era evidente che i soldati non potevano fare niente di più, eppure una voce dentro di me diceva: “Forse però qualcosina di più…”, e giù lacrime. Bene. Se però mi guardo intorno, devo registrare con un certo sdegno l’imperversare della versione distorta di questo sentimento di responsabilità verso chi vive in condizioni peggiori della mia. Sottolineo responsabilità, che è cosa ben diversa dalla colpa. Infatti la responsabilità mi spinge a capire meglio il mondo, a premiare col mio voto chi promuove azioni volte a migliorare il mondo. La colpa invece mi paralizza, e soprattutto mi espone al ricatto. Sì, al ricatto. C’è il ricatto politico, quello che per esempio usa Gheddafi per costruirsi la sua autostrada a spese nostre. Ma c’è una forma di ricatto subdolo, psicologico, che dice: “Tutto ciò che accade di male nel mondo in definitiva è colpa nostra. Se tu non partecipi all’indignazione e allo schifo verso la nostra civiltà non hai coscienza, o sei superficiale”. E questa forma di ricatto psicologico è anche più grave, perché si prende il monopolio della coscienza e mi impedisce di guardare e di giudicare i fenomeni per come mi si presentano, libero da timori e da angosce ingiustificate. Ed ecco allora, in ordine sparso, le mille forme, i mille bersagli e i propugnatori di questa falsa coscienza: ecco l’uso di "nero" o meglio ancora "di colore" al posto di "negro" che sarebbe offensivo; ecco diventare plausibili e non più assurde e inaccettabili le richieste di togliere la croce dal simbolo delle squadre di calcio come il Barcellona, se no i mussulmani si offendono; ecco insospettabilmente il mio amico ivan vergognarsi per l’esistenza di una manifestazione sportiva come la Parigi-Dakar, che invece è uno degli ultimi luoghi per l’avventura, per la sfida al limite, per il mito; ecco l’apocalisse di Al Gore basata su dati di pura fantascienza, ma col tono del paladino dell’ambiente; la violenza degli animalisti che insultarono le donne davanti alla Scala di Milano perché indossavano le pellicce vere, ma poi finì che invece di salvare le martore abbiamo solo alimentato un business che per produrre le pellicce sintetiche arreca all’ambiente un danno maggiore di quelle naturali; ecco l’Onu e Amnesty International che non ho mai sentito spendere una sola parola a favore di Israele, ma certo Israele non piace ai buonisti perché tira fuori le armi; i pacifisti che non sfilano sempre contro Bush e mai contro Ahmadinejad né contro il terrorismo, né contro Al Qaeda, né contro le Br vecchie e nuove; i terroristi del Wwf che nell’ultimo spot danno 10 anni di vita al nostro pianeta… Per costoro siamo tutti colpevoli, lo dice la loro coscienza, e se la nostra non è d’accordo vuol dire che siamo superficiali. Altro esempio. Abu Ghraib, soldati USA torturano soldati iracheni. La notizia rimbalza in tutto il mondo, per tutti noi diventa simbolo degli orrori degli USA, i cattivi, che schifo. Un mesetto fa invece hanno scoperto una base in cui i terroristi di Al Qaeda torturavano soldati occidentali. Perché in occidente non ne sa niente nessuno? Perché Repubblica e Corriere non hanno aperto con una bella paginata di sangue e mutilazioni? Ne ha parlato soltanto il solito Foglio. Che falsità, che ipocrisia. Almeno tanta quanta ce n’è nelle dichiarazioni USA che tutto va bene, tutto sotto controllo, all right men.

Caro Gigi Moncalvo, si procuri un editto bulgaro

Venerdì lei ha gettato nello sconforto gli affezionati telespettatori come me, annunciando che vogliono spostare il bel programma di approfondimento da lei egregiamente condotto, Confronti, a un’ora impossibile. Il perché non si sa. La qualità è buona, pure gli ascolti sono buoni. E allora? E allora niente, lo vogliono spostare lo stesso a partire dal 15 febbraio. A me piaceva già da un pezzo, ma venerdì durante il dibattito tra Sgarbi e Travaglio la sua assoluta equidistanza è arrivata addirittura al miracolo di farmi apprezzare le ragioni di Travaglio. Forse perché non sentendosi messo sull’altare come gli capita da Santoro, il chierichetto più informato d’Italia non ostentava quella supponenza acidula che lo contraddistingue e che me lo rende indigesto. Ma torniamo a lei. Educato, pacato ma fermo, mite ma capace di infervorarsi per una giusta causa, puntava l’attenzione su temi di attualità, di politica, di cultura, e faceva ascoltare l’opinione di due ospiti competenti, di vedute opposte. Sempre interessante, spesso appassionante. Forse talvolta era solo un po’ cerchiobottista, ma glielo perdonavo volentieri. Ecco, vede? Malgrado sia ancora in onda e continuerà a esserlo, sto già parlando di lei come di un caro estinto, o di una specie da salvare. Anzi, ho deciso: io devo salvarla! Ma come? Bisognerebbe creare consenso, trovare appoggi… Idea! Qui ci vorrebbe proprio un bell’editto bulgaro… Urbi et cucurbi, coda di rospo, dente di drago, rape e zolfanelli, tuoni e tempeste, io invoco Te, Silvio Berlusconi: vola in Bulgaria e dichiara immediatamente di voler cacciare Moncalvo dalla Rai! Moncalvo, faccia anche lei il rito, che magari funziona.

Per chi vuole sostenerlo, l’indirizzo è confronti@rai.it. Io gli ho già mandato una e-mail consigliandogli di procurarsi l’editto bulgaro…

Ricomincio da Bondi (non da Orwell, non da Marx)

Volendo ricominciare con un segno di speranza, per oggi scarto i seguenti argomenti. Cronaca: i napoletani che si mobilitano pieni di fervore per bloccare la riapertura di una discarica ma non si mobilitano contro l’abominevole invasione dei rifiuti. Politica internazionale: l’attentato alla Bhutto, personaggio di cui solo il solito Ferrara ha sottolineato la durezza di carattere e la corruzione come caratteristiche tipiche, realisticamente tipiche, dei politici che operano in situazioni tanto estreme. Aneddotica: le tre scritte sui piloni di un sottopassaggio friulano vergate chissà quando da una sola mano, rigorosamente in rosso: “P.C.I.”, falce e martello, simbolo della pace, a eterna memoria della vera origine del movimento che vorrebbe dettare ancora oggi l’agenda politica dei grandi del mondo. Cultura: la divertente paginata del Foglio che ci mette in guardia dalle commemorazioni in arrivo quest’anno, quarantesimo anniversario dell’anno innominabile, il “1967 + 1”.

E così arrivo alla citazione di Sandro Bondi dal Foglio di qualche giorno fa, in cui mi riconosco: La crisi del pensiero ideologico ha restituito al presente un valore fondamentale, togliendo di mezzo la nostalgia del passato e l’immaginazione rivoluzionaria del futuro. Il nostro dovere, tuttavia, oggi è quello di dare un senso a questo presente, di scendere e di scavare dentro le sue profondità, così come di liberarne le energie protese verso un futuro di speranza. Solo così sarà possibile far nascere la concezione di un’autentica libertà, far maturare un forte senso di responsabilità, scoprire l’amore per la verità e per il bene comune.

Per “scendere e scavare” dentro le “profondità del presente” non basta certo un politico, chiunque egli sia. Ci vuole invece un pensatore, un filosofo, un teologo, un poeta. Figure oggi sottovalutate, quasi ridicole, del tutto marginali nel discorso pubblico, ma in realtà depositarie di sostanza. Scrigni nascosti, giacimenti di materia prima spirituale sempre disponibile. Invece per “liberare le energie” già contenute nel presente ma “protese verso il futuro”, il politico può fare molto. A condizione che sappia cogliere i segnali, i messaggi, gli umori della società. Sulla superficie appare sempre ciò che si muove al di sotto, ma bisogna saperlo vedere. Forse in questo il politico non professionista è più bravo, ma non è detto. Saper leggere i simboli, vedere il mondo come una “foresta di simboli” alla Baudelaire.

La cosa che manca di più oggi è qualcosa che definirei provvisoriamente come l’anti-Orwell. Le più diffuse visioni della città, intesa come simbolo della civiltà, si rifanno a lui (il quale a sua volta si rifaceva ad altri) e al suo Grande Fratello, rappresentazione del trionfo della tecnica sull’uomo e sulla natura. Il potere della tecnica domina il mondo e riduce l’uomo a un ingranaggio senz’anima. Questa è la visione del futuro che ci consegna Orwell e tutte le anti-utopie (tipo Metropolis, Blade Runner, Matrix e i loro padri letterari). Altro fenomeno fondamentale è il crollo del comunismo. L’ultima grande utopia ha rivelato il suo vero volto di totalitarismo disumano*, e la sua sconfitta ha lasciato orfana la generazione che si era riconosciuta in essa. Tra costoro c’è chi non si vuole arrendere all’evidenza, ed è una sparuta minoranza. Ma c’è anche chi crede che quel crollo significhi il crollo di tutte le possibili utopie. Tra le poche eccezioni c’è Zecchi, che si rifà a Ernst Bloch comunista eretico (vedi sottotitolo del mio blog), e Bondi, ex comunista. La fortuna di Bondi è che in lui il sentimento religioso è più forte dell’ideologia. Il senso del sacro permette di non lasciare l’ultima parola alla tecnica e al suo dominio tramite il potere politico. Per questo porto Bondi ad esempio per chi vuole trovare davvero un’uscita al vuoto attuale che non sia la disperazione pura o il totalitarismo comunista. C’è bisogno di una nuova visione, di un nuovo spirito utopico. Liberare le energie del presente protese verso un futuro di speranza.

*Frase modificata in seguito al giusto commento di licenziamentodelpoeta