Non dimentichiamo gli ebrei di Israele

Insieme ai milioni di ebrei sterminati dai nazisti per motivi razziali, è fuori luogo ricordare anche i milioni di ebrei che vivono oggi sotto il tiro dei razzi dei terroristi, giorno dopo giorno? Per le coscienze più nobili e più sensibili dell’Occidente sì, è fuori luogo. Quindi lo faccio io, coscienza ignobile e insensibile. Mi piacerebbe che le immagini dei morti e degli sfollati palestinesi non fossero le uniche a fare il giro del mondo e a creare consenso intorno alla causa. Anche immagini come queste, girate nell’agosto 2007, meritano molto di più che lo spazio di un breve servizio al tg. Meritano attenzione e partecipazione alla tragedia civile di una democrazia sotto assedio. Sono la drammatica testimonianza di come si vive sotto i razzi a Sderot, centro situato nel sud di Israele, bombardato quasi ogni giorno da Hamas, gruppo terroristico palestinese finanziato da Ahmadinejad, dittatore iraniano che dichiara apertamente di voler radere al suolo Israele. Segnare Hamas e Ahmadinejad sul taccuino alla voce: brave persone. Guardatelo fino in fondo e poi giratelo a chi conoscete tra i pacifisti, ad Amnesty International e all’Onu. Chissà che finalmente anche i buoni e i giusti aprano gli occhi.

http://video.google.com/videoplay?docid=5732992335777942086

(Scusate ma non sono ancora capace di aggiungere direttamente il video)

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26 commenti su “Non dimentichiamo gli ebrei di Israele

  1. ernestoA ha detto:

    parlare degli ebrei vivi: sei proprio un maleducato.

  2. vincenzillo ha detto:

    ernesto, chiedo scusa, lo so che non si fa, il bon ton è molto chiaro in proposito.

  3. ernestoA ha detto:

    io comunque su Libero ho fatto di peggio: ho parlato un ebreo (ehm, scusa la parola) americano. adesso lo metto sul blog.

  4. vincenzillo ha detto:

    ernesto, vengo subito a vedere cosa vi siete detti tu e… e quello lì.

  5. anonimo ha detto:

    Grazie, un grazie sentito. Parlare di Israele (molto più che di “ebrei vivi” come dice ernestoA) così come ne parla il suo post, è opera coraggiosa e meritoria. Per noi che circoliamo sui blog di Fiamma Nirestein e di Informazione Corretta, è una gioia degli occhi leggere post come il suo, in un Italia miope, male informata, preda dei più biechi stereotipi che mischiano in una dissenteria intellettuale il terzomondismo più scaduto e scadente con il sedicente “politically correct”, il pacifismo da salotto con le stupidaggini degli inascoltabili Diliberto e/o Vattimo.
    Non si faccia scoraggiare dagli attacchi che inevitabilmente riceverà (ne so qualcosa avendo “osato” partecipare a discussioni su Nazione Indiana), avrà il sostegno delle menti libere e lontane dai fumi dell’ideologia.
    Guido Turco

  6. vincenzillo ha detto:

    Guido Turco, grazie.
    Anch’io come lei sono caduto nell’errore di credere che nazione indiana fosse un posto dove poter “osare” mettere in discussione i dogmi di quelli che qualcuno chiama “pacifisti a senso unico”. Dogmi che insieme a tutta una serie di altri dogmi sono tipici dei nostri “liberi pensatori”. Speravo che con menti giovani, con persone anche serie, si potesse arrivare a tanto. Mi sbagliavo.

  7. giggimassi ha detto:

    lo sanno tutti che nazione indiana è un covo di pacifinti.

  8. anonimo ha detto:

    nazione indiana è amche una palla tremenda, con tutti quegli intellettuali che gonfiano i muscoli. potevano chiamarlo “Riserva indiana”, forse era meglio, visto che se non fai parte della tribù arriva subito qualcuno a darti dello stronzo (culturalmente parlando s’intende).
    ernesto unlogged

  9. ivanferrari ha detto:

    il problema.. insomma uno dei grossi, problemi, è la sproporzione di forza, e di risposta alle provocazioni (e di morti). Credo siano odiosi sia gli atteggiamenti di israele che strozza gaza e non rimuove gli insediamenti abusivi su territorio palestinese sia quelli di hamas che lancia missili e inneggia all’odio. Oltretutto i palestinesi in molti casi non li sopportano nemmeno gli arabi stessi.. Ma la sproporzione di forza e di reazioni è quanto fa pendere, a mio modesto parere, il favore dell’opinione pubblica europea verso i palestinesi.

  10. pcuratola ha detto:

    il passato è importante, ma non può costituire una barriera all’osservazione dell’attualità, ottima iniziativa, vincenzillo!

  11. vincenzillo ha detto:

    giggimassi, già.

    ernesto, vero.

    ivan, per me invece la sproporzione di forza tra le due parti è un alibi. E’ oggettiva, è drammatica, è tutto quello che vuoi, ma diventa un alibi nella misura in cui viene usato come argomento da certi opinionisti, giornalisti etc. per giustificare qualsiasi nefandezza della parte che loro difendono. Terrorismo compreso. Più o meno il messaggio che passa è: “I palestinesi hanno più ragione perché gli israeliani sono più forti”. Andiamo alla radice culturale: pauperismo spacciato per pietà umana. Pietà umana usata come grimaldello per smuovere le coscienze a favore dei palestinesi e contro Israele. Perché se fosse davvero pietà umana, allora dovrebbe essere la stessa per entrambi al di là delle forze militari, economiche e politiche. Ma non è così. Le immagini dei palestinesi fanno il giro del mondo e destano scalpore grazie a una rete di persone e gruppi di opinione sensibilizzati, quelle degli israeliani no, perché sono fuori da quella rete ideologica.

    pcuratola, grazie.

  12. anonimo ha detto:

    Approfitto dello spazio, ma è necessario che ivanferrari riceva qualche lume.
    Lei evoca tre argomenti, tra i quali non c’è proprietà transitiva, aggiungendo con questo un errore logico a contenuti discutibili.
    Punto primo. La sproporzione di forza. Premesso che la forza bisogna darsela, e quindi bisogna saper convertire in forza le proprie energie (un plauso a chi lo fa, una nota di demerito a chi non lo fa), accanto a questa ivanferrari sottolinea l’eccesso della risposta alle provocazioni. Questa è la lezione di D’Alema. Se con sovrana ipocrisia vogliamo chiamare “provocazioni” dei deliberati attacchi militari, facciamo pure, ma non si capisce tuttavia perché uno stato che è attaccato nel territorio e nelle persone che abitano quel territorio, non debba doverosamente rispondere, militarmente rispondere. Per di più quando l’attacco è condotto da una forza che esplicitamente ed in modo inequivocabile vuole la distruzione dello stato stesso, del territorio e delle persone che abitano quel territorio. Si ripete l’ipocrita messa in scena della guerra contro Hezbollah, una fazione armata, fuori controllo ma tutelata da uno stato (il Libano) che agisce indisturbata nella pratica bellica e alla quale si dovrebbe rispondere con lanci di colombe. Dove sta la sproporzione? Nelle pretese finto-pacifiste o nella risposta di uno stato ad un aggressione militare?
    Punto secondo. Israele che strozza Gaza. Israele strozza così tanto Gaza da aver lasciato serre e coltivazioni d’eccezione ritirandosi nel 2006. Serre e coltivazioni regolarmente devastate dai lungimiranti palestinesi, che preferiscono i sussidi della comunità internazionale ad un onesto ma faticoso lavoro (Paul Morro del Servizio ricerche del Congresso US riferisce che, nel 2006, l’Unione europea e i suoi paesi membri dettero 815 milioni di dollari all’Autorità palestinese, mentre gli Stati Uniti inviarono 468 milioni di dollari. Incluse le somme offerte da altri donatori, l’incasso complessivo ammonta a circa 1,5 miliardi di dollari. E la manna continua a fioccare. A ottobre, il presidente George W. Bush ha chiesto un supplemento di 77 milioni di dollari da devolvere entro i primi mesi del 2008. Dove saranno questi danari? Forse forse nelle tasche dei boiardi di Palestina, che hanno imparato alla perfezione la lezione di Arafat e signora?). Anche la storia dell’elettricità è una bufala, assai ben architettata dal Sig. Haniye. Israele assicura i due terzi dell’energia di Gaza “quotidianamente e regolarmente”. “Haniye, ci ha convocati nel suo ufficio, siamo entrati e abbiamo trovato lui e i suoi ministri, al buio, seduti intorno al tavolo e davanti a ognuno c’era una candela accesa. Strano, abbiamo pensato, perché era giorno e sulle scale c’era la luce elettrica! Avevano chiuso tutte le tende per rendere la stanza completamente buia. Ci ha ordinato di fotografare e di ritornare la sera stessa. Siamo ritornati e abbiamo trovato il quartiere al buio, nelle zone da cui venivamo invece c’era la luce, e decine di donne e bambini per la strada con le candele accese in mano”. Questo è un resoconto di giornalisti palestinesi ascoltato alla TV israeliana (l’unica indipendente della regione). Fate un po’ voi. Ci sarà mica qualcuno che sposta l’attenzione sul cattivo Israele per non farsi fare i conti in tasca?
    Punto terzo. I palestinesi in molti casi non li sopportano nemmeno gli arabi stessi. Questo è un argomento assai interessante. Io direi che i palestinesi in molti casi non li sopportano nemmeno i palestinesi stessi (vedi la diatriba Hamas vs Fatah). Ma al signor ivanferrari propongo di fare un percorso personale, e sul tema da lui evocato, cercare risposte alle seguenti domande.
    Come mai la risoluzione ONU 181 del 1948 trovò pronto uno stato israeliano in embrione e non uno stato palestinese? Come mai l’OLP nasce “solo” nel 1964? Come mai la cosiddetta Cisgiordania sotto il controllo Giordano fino al 1967, non fu “lasciata” ai palestinesi nei vent’anni intercorrenti tra la Guerra d’Indipendenza Israeliana e la Guerra dei Sei Giorni? Buon esercizio.
    Guido Turco

  13. anonimo ha detto:

    Aggiungo altra carne al fuoco.
    Quando c’è qualcuno che prova a ricordarsi degli Ebrei “vivi” come ha fatto Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro di Torino, che ha eletto Israele come paese ospite per l’edizione di quest’anno, tutti subito a dargli contro. Ed ecco che dal Manifesto, dall’Unità, dalle pagine dei giornali illuminati piovono insulti e accuse di partigianeria. Perchè invitare gli autori israeliani e non i palestinesi? Perchè? Perchè?

  14. vincenzillo ha detto:

    Guido Turco, grazie per la scena dei ministri palestinesi a lume di candela mentre fuori c’è l’energia elettrica (anch’io ho letto che Israele ha ridotto solo di un terzo la fornitura): è stupenda.

    Stessa cosa era successa tempo fa a proposito delle immagini di una strage di civili palestinesi, che in realtà era in buona parte una montatura. Infatti alcuni dei cadaveri erano stati portati in quel luogo apposta per le riprese! Sui media occidentali girarono le immagini della strage, e negli occhi della gente rimasero solo quelle. Poi però quando si scoprì la bufala nessuno si sognò di dare lo stesso rilievo alla scoperta di quella orribile montatura. Nessun commentatore si strappò le vesti in prima serata.

  15. ivanferrari ha detto:

    buongiorno a tutti,
    era chiaro che qui non avrei trovato applausi scroscianti al mio intervento ma mi sembrava giusto farlo, nella pacatezza dei toni che in questo post apprezzo molto.

    Come sapete benissimo la questione è annosa, e per come la vedo io, di soluzione praticamente impossibile. Sicuramente non con questi vertici spuntati, da un lato e dall’altro del confine, e da un lato come dall’altro dell’oceano. Ma, premesso questo, risponderei a qualche punto sollevato. e mi si perdoni la sintesi.

    1. questa è una guerra, e le due parti utilizzano le armi di cui hanno disponibilità. Da cui, è chiaro che i palestinesi spingono sulla propaganda, usano le candele anche se c’è elettricità, riprendono cadaveri anche dove non ce ne sono (anche se è impossibile negare la distanza immensa tra il numero di morti sui due fronti); è una loro possibile arma, e la usano. Aggiungo, è chiaro che la pietà umana va più verso la parte che è percepita come più debole, è naturale, è umano.

    2. per continuare a rispondere a Vincenzo, prima di andare ai punti del signor Turco, dico che sono d’accordo con te che sia abietto non invitare mai (o quasi) israeliani al pubblico dibattito. E’ radicalmente ingiusto.

    E ora, agli altri punti dell’intervento del signor Turco:

    1. è vero, la forza bisogna darsela. Lo pensavo mentre scrivevo quelle poche parole, stamattina, che nella brevità ovviamente tralasciano molto. E’ innegabile che Israele, il popolo di Israele, sia molto meglio organizzato. sia per meriti propri sia per meriti altrui; è innegabile lo sia. Non solo sul piano militare, ma anche civile. Ma questo, se posso, non giustifica la sproporzione nelle reazioni; anzi dovrebbe indurre maggiore responsabilità nell’uso della forza. Sarà anche dottrina Dalema (e come, diciamo, accusate, anche di molti altri oltre lui e prima di lui), ma io sono su questo d’accordo con questa tesi. L’invasione del nord del Libano è stata una reazione sproporzionata, che ha alienato ulteriori simpatie e portato risultati militarmente nulli, stante chiaramente comunque il diritto di rispondere alle provocazioni.

    2. Io lascerei stare le serre, se mi permette.. non è di questo che si parla. Ossia, comprendo benissimo il suo appunto sull’esempio, ma rientra nell’attitudine diversa dei palestinesi che lei già descrive, e a cui mi sono riferito prima. Gaza è strozzata dall’assedio dei confini e dal razionamento di generi alimentari elettricità e conbustibili. Possiamo giocare con le parole e i numeri, ma la vita lì è resa veramente difficile. Colpa di questo colpa di quello, come scrivevo sia hamas sia israele secondo me sono deprecabili, ma la realtà del territorio resta, con la frustrazione e l’odio che ne conseguono.

    3. le sue ultime domande (la ringrazio per farmi fare questo percorso…):
    a) perchè gli arabi non lo volevano assolutamente uno stato a matrice ebraica in palestina, nè molti di loro lo vogliono ancor oggi; b) l’OLP è solo uno dei mille modi escogitati dai terroristi per non scendere a patti con israele c) perchè i palestinesi ieri come oggi non hanno mai avuto un leader che fosse tale, una guida che avesse obiettivi chiari e fosse disposto a lottare veramente per ottenerli. Nessuno se li è mai filati nel mondo arabo, se non come leva contro israele. Come avrebbero mai potuto “strappare” al Re di giordania quel territorio, nel caos in cui erano e sono? Da cui il loro continuo sbando, da cui l’insofferenza da parte di tutta la nazione araba anche se bisogna ammettere che la giordania, con il 70% della sua popolazione costituita da palestinesi, si è caricata nella storia di questo popolo di un peso non indifferente.

  16. ivanferrari ha detto:

    aggiungo un punto ulteriore.
    se non ci fosse questa disparità di forza forse una soluzione si troverebbe. dico forse, ed è in parte una provocazione la mia. Ma credo che se i palestinesi (o i siriani, o i giordani, o gli egiziani) potessero rispondere con una forza anche solo paragonabile a israele, forse un accordo lo si troverebbe. O forse israele verrebbe annientato. E’ un problema immenso, a cui io non vedo al momento vie d’uscita. La minaccia di Ahmadinejad si somma; lui potrebbe forse opporre questa forza alla forza. Da stabilire però se la sua idea apocalittica di escatologia corta e ritorno del 12mo imam sia minaccia seria o se come la corea del nord la traduzione in termini nucleari di questa minaccia verrebbe usata solo per ottenere vantaggi economici-politici-strategici. Certo è che Ahmadinejad non è colui che sceglie, per fortuna, almeno per ora; è la guida suprema che lo fa in ultima istanza. E Khamenei ha sconfessato Ahmadinejad più volte in pubblico. Ma la regione, anche senza tirar dentro il Pakistan che ha ucciso la Bhutto, è veramente in fibrillazione spinta dalla voglia egemonica dell’iran sciita su tutto il golfo, sugli odiati sunniti sauditi e sul satana israele.

  17. vincenzillo ha detto:

    ivan, io sulla “soluzione” sono di altro avviso, pur vedendo naturalmente l’enorme complessità. Io parto dall’assunto che se entrambi fossero davvero intenzionati a trovare un accordo lo si troverebbe. Aggiungo che per me Israele ha un vero interesse che finisca la guerra, mentre dall’altra parte vedo che la disorganizzazzione che segnali anche tu fa comodo, molto comodo, a tutti: ai vertici palestinesi per continuare ad avere gli aiuti che sovvenzionano la loro mafia-terrore; agli stati sovrani per continuare a fare le loro politiche ambigue e antiistrealiane.

    Aggiungo che l’autorità palestinese non ha granché da rivendicare nelle trattative, dopo che il loro Arafat ha mandato all’aria più volte tutto, ed essendo nata molto dopo Israele pur essendole stata offerta la possibilità di nascere nello stesso anno, nello stesso mese, nello stesso giorno. O anche prima, se ci riusciva. Quanto ai motivi per cui non ci è riuscita, essi non sono imputabili a Israele.

    Propaganda. Hai ragione a dire che è “abietto” non invitare mai israeliani, e anzi io aggiungo anche chiedere che vengano allontanati pur essendo stati invitati come al Salone del libro di Torino (!!!). Ti manca solo un passaggio: riconoscere la matrice culturale-ideologica che sobilla l’opinione pubblica europea contro Israele. In altre parole, la pietà umana non è il dato di partenza dei commentatori e dei politici alla D’Alema. E’ solo uno strumento. Questo è aberrante. Non è pietà umana per la fazione più debole di un confronto tra parti militarmente ed economicamente impari ma moralmente alla pari. D’Alema e gli altri lo hanno fatto diventare il conflitto tra israeliani cattivi e palestinesi buoni. O almeno giustificabili.

  18. ivanferrari ha detto:

    beh vinz certo, è chiaro che se entrambi volessero un accordo lo troverebbero, è tautologico direi.. 🙂 come mi sembra anche chiaro che israele assediato abbia più interesse a chiuderlo, e sia quindi teoricamente più credibile nei negoziati. Ma la distanza tra le posizioni è veramente difficile da colmare, e quindi da qui il mio pessimismo. Senza leader carismatici una situazione come questa non si chiude; ci vuole fantasia lungimiranza e forza di trascinamento; un sogno, una volontà di pace e la passione per arrivarci.
    Israele non accetterà mai il rientro dei palestinesi nel suo territorio, e d’altra parte i palestinesi e gli arabi in genere sotto sotto (anche mica tanto sotto sotto) continuano a non voler trovare una soluzione perchè odiano israele e lo vogliono “rigettare in mare”. Per questo non vedo soluzioni.. Ma è anche per questo che vorrei Israele si ritirasse dal golan e chiudesse gli insediamenti abusivi in territorio palestinese. Se lo facesse nessuno, nessuno, potrebbe più dire si, ma… (a parte il problema dei rifugiati, ma chi sostenesse anche quel punto ammetterebbe implicitamente di volere la dissoluzione della matrice ebraica in israele, e quindi dello stato stesso, perchè israele non lo accetterà mai). E la colpa ricadrebbe in maniera molto più netta sui palestinesi. Fino ad allora, solo caos.
    E per l’ultima nota.. io non mi sento sobillato da nessuna matrice, cerco d’essere, nel mio piccolissimo, il più obiettivo possibile, e cerco di mettermi nei panni d’entrambi. I motivi per cui la bilancia dell’opinione pubblica secondo me pende verso i palestinesi te li ho scritti indi non t’annoio ripetendoti la mia tesi.

  19. billacorgan ha detto:

    concordo con te, ora scappo un saluto Billa

  20. sion10 ha detto:

    Ottima cosa, la gente dovrebbe vedere anche queste immagini.

  21. vincenzillo ha detto:

    #13, perdonami mi ero perso il tuo commento 🙂 Hai ragione, il caso di Ernesto Ferrero e della vergognosa campagna di Manifesto, Unità e altri illuminati è emblematico del clima culturale su questo tema e del tipo di mentalità intollerante che vige in quei giornali. Peraltro l’accusa di “partigianeria” da parte loro, partigiani loro per primi, è ridicola.

    ivan, non è tautologico: è il punto di partenza che fa immediatamente chiarezza, perché ti permette di porre la domanda fondamentale “chi è interessato a non fare la pace?” E la risposta ce la siamo già data.

    Sulla matrice ideologica. Tu dici che se “Israele si ritirasse dal golan e chiudesse gli insediamenti abusivi in territorio palestinese. Se lo facesse nessuno, nessuno, potrebbe più dire si, ma”. Io non ne sono affatto sicuro. Perché ai nostri bravi commentatori non interessa affatto la soluzione, gli interessa solo “combattere per la giusta causa”. E uso apposta questa epressione fuori moda, perché la radice storica di quella posizione è nella politica estera della defunta U.R.S.S.. Quando cambiò posizione e passò dall’iniziale appoggio incondizionato alla nascita dello Stato di Israele all’abbandono e all’ostilità. E’ quella la matrice ideologica di tanti valenti commentatori e giornalisti che vanno oggi sul posto. Tu forse non ti senti sobillato, ma quella radice storica è oggettiva e purtroppo è dura a morire. Quando leggi Manifesto Unità & Co., tienilo presente.

  22. vincenzillo ha detto:

    billa, ciao.

    sion 10, già.

  23. ivanferrari ha detto:

    Ciao Vinz,
    certo che ci sarà sempre qualcuno che potrà dire si ma (come mettevo anche tra parentesi, per esempio sui rifugiati) ma avrebbero secondo me perso gli argomenti. E senza argomenti non si va lontano, i molti cittadini nostrani che oscillano tra le due posizioni non potrebbero più farlo. O forse è solo una speranza la mia, mista a spirito di giustizia.

    La giusta causa di molti dei nostri commentatori è la creazione di uno stato palestinese; se israele abbattesse gli ostacoli non avrebbero più da berciare a caso, e sarebbero posti di fronte alla nuda opzione.

  24. vincenzillo ha detto:

    ivan, non posso che richiamare la tua attenzione su quella sottocultura filoaraba, anti-israeliana, di matrice smaccatamente ideologica e totalmente indifferente agli argomenti, a qualsiasi argomento. Tu mi sembri dare utopicamente fin troppo rilievo agli argomenti. Hai mai parlato con qualcuno di loro? A me è capitato sia con gente colta sia con gente ignorante e ti assicuro che non ho notato la differenza. Sono rarissimi i casi in cui si può parlare. Hai visto in che conto tengono gli argomenti? Anche perché in realtà sono i primi a non averne nessuno.

  25. ernestoA ha detto:

    ivan, l’hai letto lo statuto di hamas?
    http://www.cesnur.org/2004/statuto_hamas.htm
    dài un’occhiata al punto 13…
    secondo me non esiste nessuna concessione territoriale, nessun accomodamento (a parte il suicidio collettivo degli abitanti di Israele) che possa accontentare i fondamentalisti. l’esempio è fornito dal sud del Libano. Hezbollah aveva come rivendicazione il ritiro israeliano dal Libano, e per questo combatteva, lanciava razzi katiusha, rapiva soldati etc. Israele si è ritirato nel 2000, otto anni fa. Hezbollah ha sbandierato il ritiro come una vittoria e si è rifatto sotto con i suoi razzi, i suoi rapimenti etc, più di prima. idem per il ritiro da Gaza, hamas lo ha subito fatto passare come una sua vittoria. sono d’accordo per lo sgombero degli insediamenti illegali e per quelli che danneggiano in modo evidente la continuità territoriale dei territori palestinesi, ma credo che Israele non dovrebbe fare mai più concessioni territoriali. la formula “territori in cambio di pace” è stata un disastro.

  26. […] Update h. 12.20: aggiungo mio vecchio post del gennaio 2008 (qui). […]

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