Aborto e cultura della vita

Al di là di qualsiasi posizione politica uno abbia, il dibattito in corso su giornali e sui blog rivela un fatto culturale di estremo interesse: moltissima gente percepisce l’aborto come un diritto. Ora, che l’aborto sia un diritto non è sancito in nessun posto, non nella costituzione, non nella legge 194. La 194 si limita a regolamentare. Grazie a quella legge per fortuna nessuna donna che abortisce va più in galera, ma c’è differenza tra questo e un diritto, e gli esperti sapranno spiegarvela meglio di me. Ma torniamo alla percezione comune. Perché tanta gente ha questa percezione? Lo si spiega con una considerazione storica. Dopo l’approvazione della legge 194 l’aborto è praticamente uscito dal dibattito pubblico. Nel ricordo è rimasta unicamente la vittoria di certe forze politiche a scapito di altre. Una vittoria delle forze politiche progressiste contro le forze politiche della conservazione. Certo, è stato anche questo, ma la verità è che la sostanza culturale e morale del dibattito da cui è uscita la legge si è persa del tutto (ammesso che ci sia mai stata). E così, giorno dopo giorno, nel disinteresse generale o nell’incapacità di reagire, è successo che dell’aborto si è appropriata una cultura specifica. Una cultura burocratica e ideologica che vuole rendere moralmente neutre sia la vita sia la morte. Questa cultura ha mille facce diverse, ma è facile riconoscerla ascoltando i suoi difensori, anche tra i grandi nomi della cultura, del giornalismo, della politica, della scienza. La loro arma retorica principale in questi giorni è il depistaggio. Tutti a strepitare che la 194 è in pericolo. Perché la difendono con tanto ardore? Perché solo questo gli interessa: che su quel pezzo di carta non venga cambiata nemmeno una virgola. Non gli interessa l’urgenza di nuove sensibilità morali, non l’emergere di nuovi orizzonti scientifici ed etici. Ennesima dimostrazione che la vera anima di gran parte delle nostre forze progressiste, altro non è che il conservatorismo più retrivo. Di fronte a una realtà viva e dolorosa come l’aborto, che reclama valori e ricerca di senso, questi burocrati non sanno fare altro che sottrarsi al dialogo e difendere strenuamente la loro vittoria politica in modo dogmatico e intollerante.

Oggi però per fortuna c’è anche un’importante novità. Finalmente viene allo scoperto una cultura diversa, la cultura della vita. Una cultura che in questi decenni aveva avuto un solo portavoce importante e credibile, la Chiesa. E ciò costituiva una grave menomazione perché mancava una sua componente fondamentale, la componente laica. Questo fatto aveva finito per “screditarla” agli occhi delle nuove generazioni, cresciute nell’idea che la laicità non è il libero confronto tra culture diverse, tra credenti e non credenti, tra laici e religiosi, ma una difesa ideologica contro gli attacchi del clero. Oggi questa cultura della vita torna a essere credibile e appetibile. Perché i giovani non si fanno fregare e distinguono tra chi ha qualcosa da dire e chi vende fumo. A dispetto di quanto pensano tanti esimi sociologi, psicologi, politici, intellettuali, blogger, esistono tanti giovani che non rivendicano per sé solo un lavoro e un tozzo di pane. Hanno fame anche di altre cose, di verità, di libertà, di grandi prospettive che definiscano il bene e il male. Non gli basta più il pensiero unico soggettivista-relativista, che si compiace di confinare il bene e il male nella dimensione soggettiva, privata, relativa appunto. Alcuni di loro, studenti, medici, erano presenti a Milano quando Giuliano Ferrara presentava la moratoria sull’aborto (il cui testo è qui). Grazie soprattutto a lui e al Foglio i giovani possono assistere oggi al dibattito tra le due opposte culture. Dibattito che è già in atto, benché altri giornali come il Manifesto o l’Unità (e di conseguenza i blogger che leggono solo quelli), tentino di mascherarlo sotto presunti attacchi del clero alla legge 194. Per questo auspico che anche su Corriere e Repubblica, e in tv, al bar, nei blog, si torni finalmente a parlare di aborto in relazione alla vita e alla morte, al bene e al male. Potrebbe essere il primo esempio di dibattito civile in Italia tra forze di ogni tipo, laiche, cattoliche, atee, pro, contro, indecise. Chi vincerà? Chi perderà? Io dico che il futuro sarà di chi avrà il coraggio di scommettere sul senso della vita, di mettersi in gioco.

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13 commenti su “Aborto e cultura della vita

  1. arpia ha detto:

    e tornare indietro di trent’anni?

  2. vincenzillo ha detto:

    arpia, sarebbe sbagliatissimo tornare indietro.
    E’ proprio per andare avanti nel modo migliore che è necessario confrontarsi con tutte le posizioni. Non sulle virgole, ma su bene e male, su vita e morte.

  3. remomichelotti ha detto:

    Non banalizzate l’aborto – dichiarazione al PE
    13.3.1990, doc. B3-396/90 – 13.3.1990 PE

    Non posso condividere e votare la risoluzione presentata da Nel van Dijk a nome del gruppo verde. Mi spiego: sono convinto che non possa essere la legge, e tanto meno quella penale, a regolamentare il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza: può essere solo questione di coscienza, non di controlli, autorizzazioni e divieti legali.

    In questo senso auspico anch’io che in tutti i paesi si superi la criminalizzazione dell’aborto e la sua conseguente relegazione nella clandestinità.

    Ma penso che i verdi possano sostenere questa posizione di completa de-penalizzazione, proprio in quanto si rendono ben conto che ogni interruzione di gravidanza contiene una grandissima violenza, sia contro il non-nato che contro la donna coinvolta ed in quanto, quindi, rifuggono da semplificazioni unilaterali.

    Noi che lavoriamo per ridurre la violenza, di ogni tipo, e per limitare i nostri abusi verso tutta la biosfera ed in particolare verso ogni forma di vita perché siamo ben consapevoli dei diritti anche delle future generazioni e degli esseri diversi dagli uomini, non possiamo ridurre la questione dell’aborto ad una più efficiente fornitura di servizi sociali e neanche guardarvi solo sotto il profilo dei diritti delle donne. Ogni interruzione di gravidanza – che certo dovrà essere decisa in piena autonomia dalle persone direttamente coinvolte, ed in ultima istanza dalla donna – è una scelta estrema, spesso vissuta da chi ne è toccato come una sorta di “legittima difesa”, non di rado contro una prevaricazione o un torto maschile. Non possiamo nè sottoporla a vessazioni legali o burocratiche, ma neanche banalizzarla nè farne una bandiera di liberazione.

    Dichiarazione di voto del deputato LANGER sulla proposta di risoluzione VAN DIJK,

  4. vincenzillo ha detto:

    remo, “Non possiamo nè sottoporla a vessazioni legali o burocratiche, ma neanche banalizzarla nè farne una bandiera di liberazione.”
    Lo disse il 13 marzo 1990 al Parlamento Europeo. E chi vinse? Passò la mozione?

  5. remomichelotti ha detto:

    Vinse drammaticamente la solitudine.

  6. Alessandro74 ha detto:

    Giustissimo, l’aborto non è un diritto ed è distortamente inteso come simbolo di una libertà malata e di una emancipazione ideologica.
    Tuttavia, la 194 è una buona legge, servirebbe solo qualche ritocco e la sua completa attuazione, soprattutto con riguardo ai consultori. Per il resto la lascerei com’è.
    Saluti

  7. vincenzillo ha detto:

    alessandro74, saluti anche a te.

  8. PV64 ha detto:

    Sei uno che va “controcorrente” e per questo meriti UN ASCOLTO maggiore e attento!!
    Bravo!!
    :-DDD

  9. anonimo ha detto:

    si dovrebbe parlare di aborto in relazione alla vita e alla morte? al bene e al male? vogliamo parlare del fatto che comunque, anche se non fosse legale, le persone lo attuerebbero clandestinamente (come sempre è stato fatto) con misure per nulla igieniche ed enormemente pericolose?
    vogliamo smetterla col moralismo e cominciare a ragionare in maniera civile? mi vergogno di vivere in un paese dove esiste gente che ragiona come te.
    Dizzy

  10. vincenzillo ha detto:

    dizzy, vergognati pure, ma almeno scegli un buon motivo. Nessuno vuole rendere illegale l’aborto. Nessuno. Quando avrai capito questo, magari ti ricorderai quello che hai scritto qui. E ti vergognerai per un buon motivo.

  11. billacorgan ha detto:

    in molti blog già succede… speriamo aumentino 🙂 ciauz

  12. vincenzillo ha detto:

    billa, speriamo.

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