La falsa coscienza occidentale

bambino-neroTempo fa ho visto un bel film, Hotel Rwanda, e mi sono commosso per una scena che mostrava in tutta la sua tragicità il dramma delle popolazioni vittime di faide etniche. I soldati europei a un certo punto se ne vanno lasciando soli i locali. Lacrime. Era evidente che i soldati non potevano fare niente di più, eppure una voce dentro di me diceva: “Forse però qualcosina di più…”, e giù lacrime. Bene. Se però mi guardo intorno, devo registrare con un certo sdegno l’imperversare della versione distorta di questo sentimento di responsabilità verso chi vive in condizioni peggiori della mia. Sottolineo responsabilità, che è cosa ben diversa dalla colpa. Infatti la responsabilità mi spinge a capire meglio il mondo, a premiare col mio voto chi promuove azioni volte a migliorare il mondo. La colpa invece mi paralizza, e soprattutto mi espone al ricatto. Sì, al ricatto. C’è il ricatto politico, quello che per esempio usa Gheddafi per costruirsi la sua autostrada a spese nostre. Ma c’è una forma di ricatto subdolo, psicologico, che dice: “Tutto ciò che accade di male nel mondo in definitiva è colpa nostra. Se tu non partecipi all’indignazione e allo schifo verso la nostra civiltà non hai coscienza, o sei superficiale”. E questa forma di ricatto psicologico è anche più grave, perché si prende il monopolio della coscienza e mi impedisce di guardare e di giudicare i fenomeni per come mi si presentano, libero da timori e da angosce ingiustificate. Ed ecco allora, in ordine sparso, le mille forme, i mille bersagli e i propugnatori di questa falsa coscienza: ecco l’uso di "nero" o meglio ancora "di colore" al posto di "negro" che sarebbe offensivo; ecco diventare plausibili e non più assurde e inaccettabili le richieste di togliere la croce dal simbolo delle squadre di calcio come il Barcellona, se no i mussulmani si offendono; ecco insospettabilmente il mio amico ivan vergognarsi per l’esistenza di una manifestazione sportiva come la Parigi-Dakar, che invece è uno degli ultimi luoghi per l’avventura, per la sfida al limite, per il mito; ecco l’apocalisse di Al Gore basata su dati di pura fantascienza, ma col tono del paladino dell’ambiente; la violenza degli animalisti che insultarono le donne davanti alla Scala di Milano perché indossavano le pellicce vere, ma poi finì che invece di salvare le martore abbiamo solo alimentato un business che per produrre le pellicce sintetiche arreca all’ambiente un danno maggiore di quelle naturali; ecco l’Onu e Amnesty International che non ho mai sentito spendere una sola parola a favore di Israele, ma certo Israele non piace ai buonisti perché tira fuori le armi; i pacifisti che non sfilano sempre contro Bush e mai contro Ahmadinejad né contro il terrorismo, né contro Al Qaeda, né contro le Br vecchie e nuove; i terroristi del Wwf che nell’ultimo spot danno 10 anni di vita al nostro pianeta… Per costoro siamo tutti colpevoli, lo dice la loro coscienza, e se la nostra non è d’accordo vuol dire che siamo superficiali. Altro esempio. Abu Ghraib, soldati USA torturano soldati iracheni. La notizia rimbalza in tutto il mondo, per tutti noi diventa simbolo degli orrori degli USA, i cattivi, che schifo. Un mesetto fa invece hanno scoperto una base in cui i terroristi di Al Qaeda torturavano soldati occidentali. Perché in occidente non ne sa niente nessuno? Perché Repubblica e Corriere non hanno aperto con una bella paginata di sangue e mutilazioni? Ne ha parlato soltanto il solito Foglio. Che falsità, che ipocrisia. Almeno tanta quanta ce n’è nelle dichiarazioni USA che tutto va bene, tutto sotto controllo, all right men.

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