Ricomincio da Bondi (non da Orwell, non da Marx)

Volendo ricominciare con un segno di speranza, per oggi scarto i seguenti argomenti. Cronaca: i napoletani che si mobilitano pieni di fervore per bloccare la riapertura di una discarica ma non si mobilitano contro l’abominevole invasione dei rifiuti. Politica internazionale: l’attentato alla Bhutto, personaggio di cui solo il solito Ferrara ha sottolineato la durezza di carattere e la corruzione come caratteristiche tipiche, realisticamente tipiche, dei politici che operano in situazioni tanto estreme. Aneddotica: le tre scritte sui piloni di un sottopassaggio friulano vergate chissà quando da una sola mano, rigorosamente in rosso: “P.C.I.”, falce e martello, simbolo della pace, a eterna memoria della vera origine del movimento che vorrebbe dettare ancora oggi l’agenda politica dei grandi del mondo. Cultura: la divertente paginata del Foglio che ci mette in guardia dalle commemorazioni in arrivo quest’anno, quarantesimo anniversario dell’anno innominabile, il “1967 + 1”.

E così arrivo alla citazione di Sandro Bondi dal Foglio di qualche giorno fa, in cui mi riconosco: La crisi del pensiero ideologico ha restituito al presente un valore fondamentale, togliendo di mezzo la nostalgia del passato e l’immaginazione rivoluzionaria del futuro. Il nostro dovere, tuttavia, oggi è quello di dare un senso a questo presente, di scendere e di scavare dentro le sue profondità, così come di liberarne le energie protese verso un futuro di speranza. Solo così sarà possibile far nascere la concezione di un’autentica libertà, far maturare un forte senso di responsabilità, scoprire l’amore per la verità e per il bene comune.

Per “scendere e scavare” dentro le “profondità del presente” non basta certo un politico, chiunque egli sia. Ci vuole invece un pensatore, un filosofo, un teologo, un poeta. Figure oggi sottovalutate, quasi ridicole, del tutto marginali nel discorso pubblico, ma in realtà depositarie di sostanza. Scrigni nascosti, giacimenti di materia prima spirituale sempre disponibile. Invece per “liberare le energie” già contenute nel presente ma “protese verso il futuro”, il politico può fare molto. A condizione che sappia cogliere i segnali, i messaggi, gli umori della società. Sulla superficie appare sempre ciò che si muove al di sotto, ma bisogna saperlo vedere. Forse in questo il politico non professionista è più bravo, ma non è detto. Saper leggere i simboli, vedere il mondo come una “foresta di simboli” alla Baudelaire.

La cosa che manca di più oggi è qualcosa che definirei provvisoriamente come l’anti-Orwell. Le più diffuse visioni della città, intesa come simbolo della civiltà, si rifanno a lui (il quale a sua volta si rifaceva ad altri) e al suo Grande Fratello, rappresentazione del trionfo della tecnica sull’uomo e sulla natura. Il potere della tecnica domina il mondo e riduce l’uomo a un ingranaggio senz’anima. Questa è la visione del futuro che ci consegna Orwell e tutte le anti-utopie (tipo Metropolis, Blade Runner, Matrix e i loro padri letterari). Altro fenomeno fondamentale è il crollo del comunismo. L’ultima grande utopia ha rivelato il suo vero volto di totalitarismo disumano*, e la sua sconfitta ha lasciato orfana la generazione che si era riconosciuta in essa. Tra costoro c’è chi non si vuole arrendere all’evidenza, ed è una sparuta minoranza. Ma c’è anche chi crede che quel crollo significhi il crollo di tutte le possibili utopie. Tra le poche eccezioni c’è Zecchi, che si rifà a Ernst Bloch comunista eretico (vedi sottotitolo del mio blog), e Bondi, ex comunista. La fortuna di Bondi è che in lui il sentimento religioso è più forte dell’ideologia. Il senso del sacro permette di non lasciare l’ultima parola alla tecnica e al suo dominio tramite il potere politico. Per questo porto Bondi ad esempio per chi vuole trovare davvero un’uscita al vuoto attuale che non sia la disperazione pura o il totalitarismo comunista. C’è bisogno di una nuova visione, di un nuovo spirito utopico. Liberare le energie del presente protese verso un futuro di speranza.

*Frase modificata in seguito al giusto commento di licenziamentodelpoeta

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