Argomenti vietati all’aperitivo

bandiera_pace2Israele-Bandiera-GrandeInauguro oggi questa nuova rubrica con un tema a me molto caro, ma decisamente azzardato per un ritrovo tra esponenti della parte della società più alfabetizzata, più istruita, più laureata, più informata, più educata,  più tollerante, più bloggata e più linkata: la pace. Tempo due minuti e saltano fuori tutti i ragionamenti triti e ritriti sciorinati con la dovuta compunzione: “il peggior nemico della pace sono gli Stati Uniti, che fanno solo i loro sporchi interessi”. Oppure il più astratto: “è un controsenso portare la pace tramite la guerra”. Dalla convinzione con cui annuiscono, si strizzano l’occhio a vicenda e si danno di gomito, è evidente che a chi difende tali teorie non importa un fico secco che così facendo si finisca per difendere i peggiori dittatori del pianeta, e cioè i veri ostacoli alla pace. Perché se siamo sinceri con noi stessi, tutti noi nati e cresciuti in Occidente in cuor nostro sappiamo bene che l’unica pace possibile è quella tra uomini liberi, portatori di identici diritti. È questo il nuovo orizzonte mondiale della pace, ma a chi beve solo Cuba Libre non bisogna dirlo, se no guai. Astenetevi anche dal dirgli che bisognerebbe guardare con più obiettività a certe regole non scritte della storia recente, tipo che chi si fa portatore di interessi particolari, spesso finisce per creare un beneficio per tutti. Ma soprattutto evitate di fare l’esempio più scomodo in assoluto, di scottante attualità: anche ammettendo che gli U.S.A. abbiano invaso l’Iraq principalmente per i loro interessi economici, se il risultato finale è che si sono poste le basi di una nuova democrazia in medio-oriente, e cioè nel bel mezzo delle dittature islamiche, vicino alla democrazia indiana e a ridosso della dittatura cinese, tutto sommato si tratta evidentemente di un beneficio a lungo termine. Se non volete farvi del male, glissate anche su un dato storico, giuridico, morale e politico ormai assodato: togliendo agli uomini la proprietà privata, li si priva anche della libertà. Tale affermazione entrerebbe in contraddizione insanabile con il pensiero e la pratica dei suoi due baluardi, il Che e Fidel. Bene, essendovi trattenuti con successo dall’enunciare tali idee scorrette, non vi verrà nemmeno la voglia di concludere dicendo che questi tre concetti uniscono in un circolo virtuoso la pace e la libertà, anche a costo di fare la guerra. E vi tratterrete anche dal consigliare ai vostri interlocutori di liberarsi una volta per tutte da quel vecchio e superato punto di vista ideologico. Vi asterrete infine dal provocarli con domande faziose tipo: su cosa, se non sulla libertà, è possibile edificare la pace? Oppure: non dovremmo essere disposti a fare la guerra per combattere chi nega espressamente la libertà, come il terrorismo di matrice islamica o chi come Ahmadinejad dichiara continuamente di voler radere al suolo lo Stato di Israele? Sorbito il vostro aperitivo potrete infine allontanarvi incolumi tenendo per voi un altro interrogativo: perché le bandiere arcobaleno non sono mai sfilate contro i terroristi o a favore di Israele? Slegate la vostra bici in fretta e allontanatevi, prima che vi venga voglia di riprendere il discorso…

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