Cose che fanno ben sperare

Primo: il Papa ha dedicato proprio alla speranza la sua ultima enciclica. Non a una speranza qualsiasi, naturalmente, ma alla speranza cristianamente intesa, eminentemente religiosa e collettiva. Dunque non solamente individuale e non solamente umana. La si può accettare o rifiutare, ma in entrambi i casi trovo che sia una delle pochissime, vere risposte alle inquietudini del nostro tempo, caratterizzato da una parte dal crollo delle ideologie politiche, dall’altro dal trionfo quantomeno ambiguo del progresso scientifico e tecnologico. Naturalmente non ci si poteva aspettare commenti positivi da chi invece ritiene che l’unica forma di modernità possibile è starsene ben saldi nella propria vecchia cara ideologia, o in un’idea di Progresso come unica vera prospettiva di felicità creata dall’uomo, un uomo emancipato da ogni superstizione, salvo poi affidare la sua reale visione del futuro al cinema e alla letteratura di stampo pessimistico su tutti i fronti, da quello tecnologico-biologico-politico (alla Matrix) a quello ambientalista-catastrofista (alla Gore). Ma tant’è.

Secondo: l’incontro tra Berlusconi e Veltroni. Già salutato da più parti come inciucio o opportunismo, per me rappresenta invece una possibilità concreta di cambiare davvero la politica italiana sia nella sostanza sia nella forma. Nella forma perché finalmente tra i due non c’è più la maledetta demonizzazione, l’odio, la delegittimazione reciproca che avvelena ogni cosa e trasforma qualsiasi scontro civile, democratico, in una rissa volgare e improduttiva. Nella sostanza perché essendo uomini e forze politiche sostanzialmente di centro, possono finalmente dare molta più voce ai moderati di destra e di sinistra. Inoltre condivido ciò che ha rilevato per primo Casini: si stanno prefigurando le condizioni perché si arrivi alle tanto attese riforme istituzionali, chiodo su cui batto anch’io da tempo. Una di queste condizioni potrebbe essere l’alleanza tra centrodestra e centrosinistra. Perché potrebbe rivelarsi tanto necessaria un’alleanza che in tanti invece stanno già osteggiando apertamente? Per un motivo squisitamente politico: qualsiasi riforma vera – e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di riforme vere e profonde – scontenterà inevitabilmente milioni di elettori. Ora, conoscete un politico disposto a mettere la firma su provvedimenti che sanciscono la sua sconfitta sicura alle elezioni successive? Invece se gli scontenti ce li si divide, un po’ a me un po’ a te, magari il rischio ce lo si prende, una buona volta.
Speriamo bene.

11 commenti su “Cose che fanno ben sperare

  1. dalailama76 ha detto:

    Destra e sinistra dovrebbere lottare insieme per il bene degli italiani e invece sono una contro l’altra a cercare di rubare agli italiani..povero il nostro Paese…

  2. ClaudioCasaz ha detto:

    io sono ogni giorno di più senza parole…

  3. vincenzillo ha detto:

    dalailama, non sono completamente d’accordo. Per me destra e sinistra dovrebbero lottare sì per il bene degli italiani, ma dovrebbero lottare “tra loro” non “insieme”. Almeno di regola. Poi, come vedi, in questo post io accetto di buon grado un’alleanza tra i due partiti maggiori (almeno in potenza) se il fine è dare finalmente al Paese le riforme istituzionali vere e profonde di cui ha urgente bisogno.

    claudiocasaz, dai, che tra un po’ passa. forse.

  4. anonimo ha detto:

    In linea teorica non ci sarebbe alcun male in una “Grosse Koalition” che faccia le riforme istituzionali e elettorali di cui l’Italia ha bisogno. Ma io credo che al di là di una riforma elettorale non si potrà andare. E forse non si arriverà nemmeno a quella. Veltroni e Berlusconi si trovano per una serie di circostanze a calpestare un terreno comune e per forza di cose a stringere una sorta di tacita alleanza comune. Ma per fare importanti riforme strutturali bisogna che vi sia in ambedue gli schieramenti “moderati” la volontà di farle. Ora il “moderatismo” di sinistra, che il PD dovrebbe rappresentare, se pure ha abbandonato gli estremismi della Cosa Rossa, rimane tuttavia portatore di interessi conservativi della società italiana, che non bisogno di semplici ritocchi dal punto di vista istituzionale, ma di una vera e propria rifondazione. Non vedo proprio il PD di Veltroni, quand’anche rinforzato dai neocentristi montezemoliani di cui si favoleggia a torto o a ragione, mettere sottosopra la costituzione della Repubblica fondata sul “lavoro”. Voglio dire che il problema non è solo della fazione massimalista all’interno della sinistra. Veltroni non è affatto un uomo nuovo; per propria natura è un Prodi più elegante e seducente. Mollerà la cosa rossa solo quando sarà sicuro di essersi rinforzato al centro. La situazione italiana però non è quella di un centro moderato e moderno sottoposto al racket delle ali estreme; lo è solo in parte e in superficie. In realtà, secondo me, stiamo vivendo un’epoca “prerivoluzionaria” (tra virgolette, ovviamente) in cui è giunta a maturazione una fase, che dura da decenni, di coagulamento intorno alla sinistra di tutte le forze conservative del paese, ivi comprese quelle dell’ex grande industria. Prima o dopo, e sempre secondo me, questo castello crollerà. E solo dopo ci sarà spazio per una nuova sinistra.

    Zamax

  5. Tavorminha ha detto:

    Sul primo punto, rispondo con facilità e condivido il tuo pensiero, in quanto, da credente, sono convinto che la religione cristiana dia all’uomo tante risposte che non trova in altri campi.
    La speranza è una di queste…..

    Sul secondo punto: sull’incontro e su quello che ne verrà fuori tra Berlusca e Veltroni, mi riserbo il gudizio in quanto sto ancora vedendo la situazione “da fuori”..non ho le idee molto chiare, quindi….
    Sulle riforme, condivido: finalmente si inizia a intravedere uno spiraglio.
    Ma è forse un caso che questo accade subito dopo la smaccata sconfitta di berlusca sulla “spallata”?
    Sui moderati non so: i vorrei solo una destra più forte,anche più moderata, va bene, ma più incisiva e più “libera”….
    Saluti

  6. vincenzillo ha detto:

    zamax, sospetto anch’io che la volontà reale di farle, ste riforme radicali, ce l’abbia solo il Berlusca e pochissimi altri. Effettivamente se Veltroni si porta dietro Montezemolo e i banchieri – e cioè le vere forze conservative – le speranze di farle davvero si assottigliano. Boh, forse il mio in effetti è solo una pia illusione.

    La cosa pazzesca in proposito è il fumo negli occhi. Le forze che non vogliono cambiare niente, che non vogliono le riforme, e cioè banche e grande industria, riescono da anni nell’impresa di far apparire il Berlusca, l’unico che le vuole fare, il nemico degli italiani. Un capolavoro mediatico firmato Carlo De Benedetti… (e meno male che i media erano tutti in mano a Satana)

  7. vincenzillo ha detto:

    Tavorminha, fai bene a essere cauto. Io stesso temo di coltivare solo una pia illusione.
    Sulla “spallata” fallita, certo che non è un caso. Ma un caso che per me è benigno. In pratica è successo che il Berlusca si è trovato di nuovo da solo, abbandonato nella savana dai suoi tiepidi alleati, e ha ritrovato il suo ruggito: “O con me o contro di me!” Et voilà, dopo il Pd, il PdL e tra poco, necessariamente io spero, la Cosa Rossa (vedi già l’importantissima dichiarazione di Bertinotti: “Questo governo ha fallito”. Da meditare per gli scenari che apre). Prime prove di maturità democratica in questo Paese politicamente allo sbando? Chi vivrà vedrà. Ma io dico che quando la finiranno di definirlo un politico da strapazzo, sarà sempre troppo tardi.

  8. anonimo ha detto:

    Si senza dubbio ( finalmente speranza ) questo è un pontificato che aiuta , del precedente non ricordo grandi cose.
    La politica piuttosto è priva di progetti , (Cambiare in continuazione il nome che progetto è ? a che serve ??? )
    La speranza si relaziona ai progetti innovativi quindi per definizione non certi.

    Credo che nei nostri tempi la politica sia l’arte di fare solo le cose certe…. sempre in ritardo e quasi sempre male.
    remo

  9. vincenzillo ha detto:

    remo, come dici giustamente, nei progetti c’è sempre un grado di incertezza. In quelli del Berlusca e di Veltroni forse ce n’è fin troppa, ma mi sento di dire che le novità di queste settimane sono davvero importanti e potenzialmente fruttifere. La nascita del Popolo delle Libertà, per quanto romanzesca, dà seguito alla nascita del Pd, che lì da solo sarebbe rimasto davvero niente di che. E guarda cosa succede anche a sinistra, con Bertinotti che pone le basi per un nuovo partito. Solo nomi? Secondo me no. Grandi sogni, grandi utopie? Forse, purtroppo, nemmeno quelle. Andrà tutto bene? Probabilmente no, perché le forze conservative di cui parla zamax – banche, grande industria, e i loro giornali Corriere e Repubblica – remeranno contro a tutta forza, coadiuvati anche dalle associazioni dei magistrati. Tuttavia se si realizzano certe condizioni, può essere davvero l’inizio in Italia di una politica che non si occupi più solo di piccola amministrazione e di ammennicoli. Chi vivrà vedrà.

  10. Tavorminha ha detto:

    Mi limito ad osservare che, all’interno di una coalizione, che tra l’altro si appresta a diventare una cosa unica, all’interno di una coalizione che dovrebbe condividere programmi, ideali, principi e vita politica, il discorso “o con me o contro di me” è assolutamente sbagliato, deleterio per la coalizione stessa, personalista, e anticollaborativo…..

  11. vincenzillo ha detto:

    Tavor, non sono d’accordo sulla coalizione. Il tuo discorso sarebbe corretto se, appunto, si parlasse di una coalizione. Invece ora il discorso è diverso, perché il Cav la coalizione l’ha rotta. Può dispiacere – a me non più di tanto, ti dirò – ma il fatto politico è che l’ha rotta. E l’ha rotta perché per colpe un po’ di tutti quanti – Cav incluso – si era dimostrata inefficace, cioè troppo simile alla parte avversa, pur se con grado molto minore di scollamento interno. Soprattutto, per come la vedo io, si era dimostrata incapace di agire rapidamente ed efficacemente. Tu dirai, sì ma non è un’azienda, la politica vuole confronto, mediazione, tempi diversi. Già, ma in Italia tutto ciò purtroppo significa qualcosa di troppo simile all’immobilismo, e il Cav non ha più molto tempo per passare alla storia come il De Gaulle italiano… Magari io ho un’immagine illusoria del Berlusca, ma ho la netta impressione che lui sia l’unico davvero determinato a cambiare le regole del gioco, ossia le istituzioni. E’ lì il punto, per me. E ciò d’altra parte spiega anche le reazioni anche violente che scommetto arriveranno entro pochi mesi da parte di chi con queste istituzioni farraginose ci campa benissimo. Sarà la replica ancora più triste delle reazioni al referendum sulla riforma costituzionale del 2006, quando la sinistra tuonò all’unisono contro il presunto attacco alla democrazia. (Oggi invece la parte più ragionevole, il Pd, lo ritiene un passo fondamentale. Vedrai se per ripicca domani Diliberto & Co non tirano di nuovo fuori le mummie dei Padri Costituenti e non le mettono accanto a quella di Lenin e di Napolitano :-)).

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