Elogio del moderato

In Italia sono la maggioranza, eppure non se ne parla mai abbastanza. Perché? Forse perché non fanno notizia, se non quando c’è da conquistare il loro voto sotto elezioni. O forse perché ogni volta che riescono a prendere la parola fanno prevalere il semplice buon senso, smascherando i grandi opinionisti che hanno eliminato il buon senso dal loro vocabolario intellettuale. E i fan dell’opinionista non perdonano chi smaschera il loro guru. Allora io elogio il moderato prima di tutto perché smaschera il grande opinionista e i suoi fan. Poi lo elogio perché nelle discussioni non alza mai la voce per primo, e gli fa orrore un volto schiumante di rabbia. Poi perché vota al centro ma non si sente moralmente obbligato a votare il centrosinistra. Perché sa mantenere un sano distacco dalla politica, fa sempre la tara alle affermazioni di un politico, chiunque egli sia, e dunque è immune anche dalla tentazione della forca. Ne ha viste troppe in questi anni: le monetine tirate al politico da lui votato e trasformato in Satana a uso e consumo di qualcun altro; la cancellazione per vie non politiche dei due partiti da lui votati; i suicidi di innocenti messi alla gogna da certi giornali; il rancore verso chi ha i soldi, a prescindere da come li ha fatti.  E continua a vedere le sue strade, le sue vetrine, le sue automobili, le sue città messe a ferro e fuoco; e una parte politica estrema strizzare l’occhio ai violenti; e il discorso ideologico dominare la scena perfino a scapito delle vittime e delle doverose misure di sicurezza. Non importa quanto sia colto o ignorante, ricco o povero: il moderato tende a rispettare chi è colto e chi non lo è, chi è ricco e chi non lo è. Non considera “borghese” un insulto e “proletario” un complimento. Lavora a fianco dei figli dei borghesi e dei figli dei proletari, e non vede molta differenza tra loro. Assume i figli dei proletari senza obbligarli a lavare via dal suo abito borghese gli sputi ricevuti dai loro padri. Si fa una risatina ogni volta che si sente dare del democristiano, perché a parlare sono i professori di democrazia e di cristianesimo laureati a Stalingrado. O i delinquenti ignoranti laureati ad Auschwitz. Io elogio il moderato che malgrado tutto, e perfino malgrado il suo scetticismo, è ancora capace di avere fede. Ma elogio anche il moderato che non ce l’ha più la fede, perché non insulta chi ce l’ha. Con gli uomini parte sempre dalla fiducia, non dal sospetto, rischiando qualcosa. Il moderato che non idolatra il denaro, ma nemmeno ne ha orrore, perché non vive nell’ipocrisia e sa che senza di esso non può costruirsi la sua casa. Sì, perché continua a desiderare di costruire una casa per sé e per quelli come lui, pur sapendo che i veri democratici gli spaccheranno le finestre e gli metteranno le bombe in garage per insegnargli la vera democrazia. Io lo elogio perché sa ancora apprezzare le differenze e dunque sa distinguere l’umiltà dalla remissività, la fermezza dalla protervia, la dedizione dal fanatismo, il riposo dalla pigrizia, il sacrificio dal masochismo, la tolleranza dalla passività, la mediazione dalla pusillanimità, il bello dal brutto. E malgrado il fumo negli occhi distingue ancora bene gli immigrati onesti dai clandestini assassini, le idee dall’ideologia, l’ambiente dal catastrofismo, la guerra dal terrorismo, la pace dal pacifismo. Si scrolla di dosso le accuse di pusillanimità, di doppiezza, di egoismo, e va avanti per la sua strada. Ama la tradizione, e la considera la vera base per un sano progresso. Allo Stato chiede protezione, al fisco chiede pietà. Alla Chiesa chiede valori, all’ateismo chiede rispetto. Ha il senso del dovere, è tollerante, non ha paura di riconoscere i meriti dell’avversario. Ha dei difetti, ma in un elogio non c’è posto per i difetti. Uno però lo dico: non si fa ascoltare abbastanza.

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7 commenti su “Elogio del moderato

  1. anonimo ha detto:

    un altro difetto…. al moderato manca “la storia” … nessuno la scrive…
    remo

  2. vincenzillo ha detto:

    remo, però non è un difetto suo, ma di chi dovrebbe scriverla…

  3. anonimo ha detto:

    Vincenzillo…Dini rientra nella DC futura prossima di silvio così tu potrai rivotare DC e PSI.
    Buona tangente a tutti…mi consenta e…buon lavoro.
    P.S. Ti vendi per poter scrivere un pezzettino su quel giornalaccio? La storia ti condannerà.

  4. anonimo ha detto:

    Ripeto … difficile che la storia condanni un moderato.

    P.S. che brutto il termine girnalaccio (poi finisce che si bruciano) uuuuuu ancora?? che noia !!!

    remo

  5. anonimo ha detto:

    Scusa ma si dice “in medias res” o “in media res”?

  6. Alessandro74 ha detto:

    Il moderato è stretto fra gli estremismi, la nostra è l’epoca degli eccessi e la politica non fa eccezione. Tuttavia, questo lento ma inesorabile ritorno alla DC non mi esalta per niente.

  7. vincenzillo ha detto:

    #3, il tuo appiattimento della complessità e dei significati della storia e della politica italiana a una sola dimensione, al sostantivo “ladri”, è piuttosto diffuso, ma non lo condivido. Io credo che questa visione appiattita condanni te, piuttosto, a un rancore eterno, livoroso, senza scampo. Perché come diceva credo Nenni: c’è sempre uno più puro di te che ti epura.

    remo, condivido.

    #5, non sono un latinista, ma credo che “in medias res” (inteso “nel mezzo delle cose”, cioè “nel pieno dell’azione”) sia una locuzione adatta per descrivere l’atteggiamento del moderato che solitamente non ama menare il can per l’aia.

    alessandro, è proprio per far tramontare questa infausta epoca degli estremismi che la voce dei moderati deve diventare più forte. Io sospetto che il famigerato “ritorno della DC” sia uno spettro agitato da certi mestatori (sono tantissimi peraltro, e di diversi orientamenti) che paventano l’azione del berlusca e di Veltroni. Invece io credo che sia il Berlusca, sia Veltroni, sia la loro intesa, possano valere a questo scopo, pratico, nobile e giusto.

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