Le parole che nascondono la realtà rivelano il senso di colpa

paroleIn questi giorni mi ha colpito la consonanza tra la provocazione di una pensatrice, Luisa Muraro, e l’espressione di una tizia che lavora per un tribunale, credo di Milano. La prima propone di introdurre il concetto di “razzismo compatibile”. In poche parole, visto che il razzismo sarebbe congenito, almeno portiamolo alla luce nel dibattito pubblico, in modo tale da tenerlo sotto controllo. La seconda, per definire in tv quei tanti ragazzi rom e rumeni che rubano, picchiano, stuprano, non trova di meglio che queste parole: “molti di loro sono inseriti in un discorso di devianza”.

Ora, a me sembrano entrambe espressioni tipiche di una cultura arrivata ormai al capolinea, che non ha più gli strumenti per comprendere la realtà e per darle il nome corretto. “Razzismo compatibile”? Quanta confusione in due sole parole. Andiamo alla sostanza. Se uno è razzista è razzista, punto e basta. Se uno invece non lo è, non lo è e basta. Bisogna semplicemente decidere se uno che chiede delle regole condivise, tra cui provvedimenti pesanti per ragazzi che violano in modo gravissimo e ripetuto queste regole, è razzista o no. Ora, se si decide che non è razzista – come penso anch’io – il discorso cade. Se si decide che è razzista, si deve avere il buon gusto di spiegare per quale ragione lo sarebbe. In ambedue i casi il “razzismo compatibile” non serve a nulla. Il problema vero è che in questa Italia ci vuole fegato a dire la semplice verità, e cioè che non è razzismo, quello. E lo sa bene anche chi si lambicca tanto per trovare una formula tanto astrusa. E qual è il risultato dei suoi bei lambiccamenti? L’applicazione dell’etichetta di razzista a chi razzista non è. Dopodiché la gente si incazza davvero, e ne ha tutte le ragioni. Non ci ha pensato, Muraro? Ci pensi. La gente vuole parole chiare che riconoscano pubblicamente ciò che la maggioranza pensa, e cioè che chi delinque deve essere punito. Punito a prescindere dal colore della sua pelle.

E veniamo ai ragazzi “inseriti in un discorso di devianza”. Come, scusi? Esistono termini che descrivono perfettamente le azioni di quei ragazzi. La loro sintesi è delinquenza. O non sarà che usare certi termini la fa sentire in colpa, mentre i ridicoli giri di parole no? Guardi che può stare tranquilla. Le statistiche non le fa lei, e le statistiche dicono che purtroppo per esempio nel caso dei Rom il 90% delinque. Che facciamo con tutti costoro? Guardi che non è colpa sua e nemmeno mia se agiscono così. E non è nemmeno colpa della loro etnia, se è per questo. E allora che problema c’è a dirlo? I delinquenti rom vanno puniti. Ecco, l’ho detto di nuovo.

Perché bisogna sempre giustificarsi in anticipo, fare mille preamboli, mille premesse, mille specifiche? Basta con l’ipocrisia. Se sei un delinquente o una brava persona, lo sei a prescindere dal colore della tua pelle. Sono le tue azioni che parlano per te. Semplice. Giusto. Chi ha combattuto eroicamente contro il razzismo avrebbe avuto qualcosa da ridire su questo? No. Forse che Malcom X difendeva il diritto di un nero di fare quello che gli pare? Di essere al di sopra della legge? E allora perché invece i sociologi possono permettersi di farlo? Che la luce delle parole torni a illuminare la realtà, altrimenti la realtà prenderà una strada buia e ci tenderà pericolosi agguati. La coscienza europea deve liberarsi dal senso di colpa. La storia dice che mentre un’ideologia folle sterminava un popolo in ragione della sua etnia, l’Occidente stava a guardare perché non capiva, o se capiva, lasciava fare. Oggi però non si può rovesciare il tutto e far ricadere su di noi colpe che non abbiamo. Oggi che abbiamo assimilato il concetto razzismo = male, questa idea viene usata per censurare chi razzista, palesemente, non è. È paradossale. Il culturame italiano-europeo-occidentale fondato su sociologismi d’accatto impedisce di vedere e di dire ciò che è reale. Che finisca una buona volta il ricatto! Usiamo i nomi giusti per dire le cose, o le cose si rivolteranno contro di noi.

6 commenti su “Le parole che nascondono la realtà rivelano il senso di colpa

  1. CiaoComeSto ha detto:

    vinz, pensavo una cosa da uomo di destra molto, forse troppo, critico: ma quelli che rifiutano il confronto con le mie opinioni tacciandomi di fascismo (sono nato negli anni 60′, non posso esserlo) fanno riferimento al razzismo compatibile? e ancora, quelli che cercano il dialogo con i delinquenti e non con me sono razzisti, complici o cosa?

  2. Tavorminha ha detto:

    il tuo discorso non fa una grinza, è pienamente condivisibile.
    Io, al riguardo, ho alcuni pensieri in testa.
    Noi italiani, purtroppo, paghiamo ancora, troppo e ingiustificatamente, ormai, certi errori del passato, e questo le si vede in molti campi.
    Vedi Vincenzo, perchè in Italia appena si accenna a fare due leggi un pò più dure, un pò più severe, quando si cerca di portare un pò di ordine, dove l’ordine non c’è, si urla “attentato alla libertà“, “attenti ai fantasmi neri”, oppure “stiamo tornando al ventennio”? La gente, nonostante 60 anni, è ancora restia all’ordine e alle regole (in questo la propaganda di sinistra ha avuto un ruolo fondamentale)
    Oppure, riguardo all’argomento di cui tu parli, il razzismo, io sono dell’idea che l’esperienza fascista, quella finale, quella delle leggi razziali, abbia lasciato dei segni indelebili nelle nostre socienze, segni che ci portano ad assese accondiscendenti in tutti i modi verso gli altri, ad aprirgli le porte senza regole, incondizionatamente (ricordiamoci che noi italiani, per natura, non siamo affatto razzisti, almeno credo).
    Ovviamente, questo atteggiamento non lo condivido, ma cerco di spegarmelo, e non esito a rivelare che, questi comportamenti, sono altamente deletorii……
    Queste sono mie idee, che magari sono cose strampalate, mi farebbe piacere sapere che ne pensi.
    Compliments per l’articolo.
    a presto

  3. vincenzillo ha detto:

    ccs, il rifugiarsi dietro etichette come “fascista” appartiene all’ipocrisia di fondo, tanto quanto il “razzismo compatibile”. Ed è anche un alibi perfetto per evitare il dialogo con chi non la pensa come loro.

  4. remomichelotti ha detto:

    Scusa …ma penso che oggi l’intellettuale non subisca più quel indispensabile processo selettivo…(quanta gente senza competenze non adatta e non colta parla in ambito pubblico)
    Quindi non dire :”di una cultura arrivata ormai al capolinea, che non ha più gli strumenti per comprendere la realtà”
    Bastano pochi Blog per capire che il percorso è ancora lungo.
    (prendilo pure come un complimento)

  5. stefanomassa ha detto:

    un post molto bello – anche xchè in fase giovanile il settore della sociologia della devianza l’ho visto molto da vicino
    tiu auguro buon week end stef

  6. vincenzillo ha detto:

    remo, grazie per il complimento (anche se a essere sincero ci ho messo qualche secondo a capire che era un complimento… :-))

    stefano, spero che la tua esperienza non sia stata troppo traumatica. Se posso chiedere: da che parte stavi, nella sociologia o nella devianza?
    buon week end anche a te.

Per 6 mesi questo blog assume la presidenza dell'Ue. Sono ammessi solo commenti sinceramente europeisti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...