Appello agli autori italiani: fateci sognare!

Parlo di sogni a occhi aperti, naturalmente. Perché dei sogni che si raccontano allo psicanalista non me ne frega un ca…volo. Ma questo forse lo avete già capito. O no? Perché lo so che è dura per voi mettere da parte la grande lezione dei vostri maestri: è profondo solo ciò che trasuda psicanalisi o sociologia. O perché no, ideologia, quell’ideologia lì, naturalmente. I tormentati autori francesi con il lupetto nero, i lacaniani, i post-freudiani, i weberiani, gli intellettuali nostrani, gli Antonioni, i Pasolini, per dire. Bravi eh, non lo mettiamo in dubbio. Però basta. A noi sembra venuto il momento di cercare altrove la vostra ispirazione. A noi che non andiamo solo al cineforum, ma che quando ci capita e rimaniamo delusi, ci torna subito il buon umore grazie all’immancabile “oddìo le americanate, che banalità”. Forse la vera arte è la sciatteria, ma a noi proprio non ci entra in testa. Per noi un dialogo di merda è solo un dialogo di merda. Una tipa isterica che piange e strepita col marito perché si sente oppressa, essendosi ormai incapricciata della compagna di banco dell’asilo rincontrata per caso, per noi non è una metafora della famiglia o della condizione della donna: è solo una scena insopportabile. Credeteci, proviamo solidarietà e affetto per gli inetti, ma nella vita reale. Al cinema e nei libri ci hanno scassato le palle. Illusione, delusione, amarezza, frustrazione, cinismo, sarcasmo, vorremmo che tornassero a essere ciò che sono sempre stati: note in mezzo alle altre sul vostro pentagramma, non le uniche a vostra disposizione. L’impegno ideologico mascherato da battaglia sociale ci infastidisce. L’impegno ideologico mascherato da furore umanitario disinteressato ci infastidisce. Ma anche il disimpegno ostentato ci infastidisce, quando non è altro che mascherata incapacità di trovare qualcosa di interessante da dire sul futuro dell’uomo. Ma in fondo, a noi chi ci capisce? Noi siamo piuttosto da compatire. Figuratevi che per noi i soldi non sono sinonimo di malvagità e corruzione (e molti di voi dovrebbero capirlo, almeno questo, perché fuori dalla finzione artistica i soldi non vi fanno per niente schifo, lo sanno tutti). Per noi i buoni sentimenti li può avere perfino un imprenditore – e non solo ed esclusivamente un operaio, un contadino, un terrorista. Per noi anime semplici può essere bella anche una città, e non solo il casolare in aperta campagna. A noi piacerebbe sapere qualcosa su Dio, se c’è, come sta, che fa, cosa ha da dire – e non solo sentire che è un’invenzione della psiche perversa dei potenti, uno strumento di manipolazione per soggiogare le nostre coscienze. O al massimo una consolazione illusoria per deboli menti. Dateci una famiglia piena di dolore ma anche piena di speranza; un professore che non fuma gli spinelli; un omosessuale insensibile; un rasta zozzo; uno scrittore che ama ed è riamato… lo so, sto esagerando coi sogni… ma in fondo, a noi chi ci capisce? Ma soprattutto, a noi chi ci racconta?

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9 commenti su “Appello agli autori italiani: fateci sognare!

  1. C’è un omosessuale nazista in “Le benevole”, però non è proprio insensibile. Lo scrittore che ama ed è riamato, in “Le vite degli altri” (film), e c’è pure tutta una bella storia di gran mèlo dietro, con la sua bella concupita dal gerarca comunista stronzissimo, che però sceglie lo scrittore dissidente in nome del Grande Amore. I sentimenti dell’imprenditore son cosa rara in letteratura: mi viene in mente solo il cavaliere d’industria Felix Krull di Thomas Mann, e un romanzo breve di Robert A. Heinlein (“L’uomo che vendette la luna”). Comunque di storie di gente ricca sfondata ce n’è a iosa (da Edith Wharton a Scott Fitzgerald a Tom Wolfe…); se vuoi sentir parlare di Dio, ci sono Graham Greene e Sant’Agostino. Insomma: visto che cerchi determinate cose, perché limitare il tuo panorama agli autori italiani?

  2. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, proprio perché vedo quanta ricchezza e quanta potenzialità c’è altrove – avevo in mente anche alcuni degli esempi che citi tu – mi appare sempre più desolante la penuria che c’è dentro casa mia. Una penuria voluta, perché non è tanto questione di soldi e di effetti speciali, ma di sogni, una merce che non costa niente.

  3. ernestoA ha detto:

    ahi ahi, è dura scrivere qualcosa che vada oltre le due camere e tinello quando fin dalla culla ti hanno insegnato che la buona letteratura è quella smaller than life e pure un po’ noiosetta (idem il cinema, guai a divertirsi!).

  4. vincenzillo ha detto:

    ernesto, “smaller than life” è una definizione bellissima.
    L’amico normal mi diceva giustamente che perfino in un film come Nuovo Mondo di Crialese, da me recensito molto positivamente per le sue doti visionarie, è manchevole in una delle cose essenziali: la gioia, il divertimento.

  5. seia ha detto:

    Vabbè, devo aver preso qualche botta in testa se ultimamente mi ritrovo a darti ragione così spesso! O l’hai preso tu 🙂
    In realtà io non voglio niente dai nostri scrittori, e quello che mi piace me lo vado a prendere dove voglio, in America, nei paesi di lingua lusofona, in Francia o in Germania, dovunque ci siano belle storie scritte bene. Non chiedo impegno o disimpegno, non chiedo di sapere cosa fa Dio, non chiedo la rappresentazione di una famiglia in particolare. Mi va bene tutto, ma non ne posso più di tutto ciò che leggiamo nei libri nostrani (con le ovvie eccezioni), mi va bene tutto ma che sia scritto bene, raccontato meglio, strumentalizzato (rispetto a una posizione ideologica, morale, sociale) meno.

  6. vincenzillo ha detto:

    seia, ieri sera uscito da ratatouille in visibilio ho pensato: mai mai mai potrebbe essere fatto in Italia. E non è “solo” questione di soldi, e nemmeno di assenza di genio creativo, ma perché ci fanno schifo le scuole, le tecniche CON CUI innestare, sviluppare, far fiorire il genio. Ma del resto noi avevamo Antonioni, noi avevamo Pasolini. Noi avevamo, avevamo, avevamo…

    ma visto che ci diamo ragione un po’ troppo a vicenda :-), ti propongo un tema da potenziale scornamento: il fatto che non ci vada più bene quasi niente di ciò che troviamo scritto sui libri nostrani, non dovrebbe essere uno stimolo a chiedere qualcosa a sti cavolo di autori nostrani? Non che cambi niente, eh, perché se agli editori va bene così e al pubblico dei loro lettori pure, quelli non ascolteranno certo noi, però cavoli un rigurgito di orgoglio…

  7. vincenzillo ha detto:

    seia, aggiungo: è anche una questione di lingua. Perché la nostra lingua meravigliosa non deve più essere MADRE di eccellenti creazioni letterarie, artistiche, cinematografiche, di impegno o di intrattenimento che siano?

  8. seia ha detto:

    Altro che scornamento, sono d’accordo! Bum! 🙂
    Penso anche che se ai lettori va bene, se lo meritano, io infatti leggo quasi sempre stranieri. Tu però che vorresti farE? Picchettare la Mondadori o la Feltrinelli? Rapire Moccia? 🙂
    Io ancora non riesco a vedere Ratatouille ma ci riuscirò!

  9. vincenzillo ha detto:

    seia, sai che i picchetti non sono nel mio stile, quelli li lascio a te… 🙂
    Anche perché non penso che il vero male nasca e finisca lì dentro. Per me capolavori come Ratatouille o altro qui da noi non possono nascere “culturalmente” prima ancora che “imprenditorialmente”. Bisognerebbe creare un rapporto diverso tra cultura e imprenditoria. In America tra le varianti di quel rapporto c’è anche la fusione armonica tra i due elementi, è un rapporto più organico che qui. E quindi dà frutti molto ma molto migliori.

    mah, concretamente non si può fare molto altro che scrivere e diffondere bellezza, per quanto possibile. Magari qualche provocazione, che ne so, un appello-petizione firmato dai lettori-spettatori stufi…

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