Segnalazione – primarie del Pd

In attesa di completare il mio fondamentale post sul Nobel ad Al Gore, vi rimando all’esilarante post di scribacchiature, già segnalato dall’anarca, sulle fondamentali primarie del Pd.

http://antoniogurrado.blogspot.com/2007/10/appunti-per-il-w-day-after_15.html

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Gli esami fanno venire il mal di pancia. Aboliamoli

Eccoli qua sotto che sfilano, immancabili, sensibili alle cause giuste, i giovani studenti di Milano con il loro bel "Vaffa" ben scandito al ministro Fioroni. Ma vediamo come danno la notizia i diversi giornalini della scuola.

Giornalino di sinistra:
VIVA IL CHE! VAFFANCULO AGLI ESAMI

Giornalino di destra:
TUTTI IN SCIOPERO! BOCCIAMO FIORONI E LA SINISTRA

Giornalino dei professori di sinistra:
IL DUCE AMAVA GLI ESAMI. NOI AMIAMO IL DUCE?

Giornalino dei professori di destra:
APPROVATA IERI ALL’UNANIMITA’ LA RIFORMA GENTILE
(scusate ma l’ultimo numero di questo giornalino che siamo riusciti a trovare risale all’epoca fascista, poi venne chiuso per mancanza di collaboratori)

Giornalino dei professori di sinistra veltroniani:
GLI STUDENTI SONO CONTRO DI NOI. NOI SIAMO CON GLI STUDENTI

Giornalino del gossip:
CONTRO GLI ESAMI SFOGGIARE CAPELLI COLORATI E MAGLIONI A RIGHE GROSSE ORIZZONTALI

Chiudo con l’unico giornalino indipendente della scuola:
BASTA SCIOPERI PRETESTUOSI. METTIAMOCI A STUDIARE

Piuttosto che

È una peste linguistica. Imperversa a Milano e in Lombardia da diverso tempo. Nelle trasmissioni locali passa inosservato, purtroppo. In quelle nazionali lo sento poco, per fortuna.
Milanese, Lombardo, perché quando fai un elenco di cose ci devi ficcare in mezzo “piuttosto che”? Mi urta. Mi urti. Dì “oppure”, piuttosto. Dì “per esempio”, piuttosto. Dì “o anche”, piuttosto. Sono disposto ad accettare perfino “virgola”. Piuttosto che “piuttosto che”.

Fulmineo sogno a casa Ferrero

ore 18:00: Ferrero, sempre acciambellato sullo zerbino di casa sua, sta sognando. E’ nel bel mezzo di una scena di C’era una volta in America e se la sta godendo un mondo nel suo locale notturno, circondato da donne e amici ubriachi. Improvvisamente però la scena cambia. In bocca non ha più un sigaro, ma un cannone di un metro e mezzo sorretto da due peruviani dal sorriso sdentato, le cui ascelle puzzano orribilmente di sudore e di aglio. Il suo braccio non affonda più nell’ermellino bianco di una strafiga di Manhattan, ma nel pelo sulla schiena della sua domestica ecuadoregna, che sta allattando al seno un piccolo guerrigliero di Al Qaeda. Il locale è in realtà una narcosala piena di tossici che stramazzano sul pavimento, completamente ricoperto da piccoli tubi di gomma che si agitano come vermi affamati. Ma ecco che fa irruzione la polizia! Nessuno ha la forza di muoversi. Ferrero grida: "No!" Poi capisce che per una volta la situazione gli è sfuggita di mano e tenta di fuggire mollando il cannone, ma il cannone gli rimane attaccato alle labbra e non vuole saperne di staccarsi. Nemmeno i peruviani si staccano dal cannone, e continuano a fissarlo con il loro sorriso sdentato mentre lui si trascina dietro tutto il pesante fardello. Ferrero non ce la fa più, e viene raggiunto facilmente da un poliziotto che lo colpisce violentemente con il calcio del fucile sulle palle. Ferrero vorrebbe ringraziarlo, ma non si ricorda più una parola di turlupo.
ore 18:01: Ferrero apre gli occhi e grida di dolore. In piedi sopra di lui c’è D’Alema che gli sta schiacciando lo scroto con la scarpetta nautica di Prada. "Perdonami sai, non volevo disturbarti", dice D’Alema con un sorrisino beffardo, mentre uno dei delegati del Ministero degli Esteri gli fa le unghie e un altro gli rifà la punta al baffetto.
ore 18.02: Ferrero ringrazia D’Alema in turlupo, e intanto si domanda angosciato: "Ma perché in sogno non ci sono riuscito?"
ore 18.03: D’Alema annuncia solennemente che è venuto a riferire sull’esito della missione del governo italiano presso il consolato del Turlupistan.
ore 18.04: Ferrero si alza in piedi, si dà una scrollata e comincia ad ascoltare.
Cosa gli racconterà D’Alema? Come proseguirà questa vicenda in cui da un momento all’altro può succedere di tutto? Non scollegatevi!
(continua)

"Chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli". Bravo Daniele Luttazzi, bravo Lenny Bruce

Tutti ricordiamo il suo allontanamento dalla Rai per ordine del grande dittatore Silvio Berlusconi. Forse però nessuno ricorda un’intervista radiofonica di qualche tempo dopo. Luttazzi parlava del suo blog. All’inizio gli facevano piacere le dimostrazioni di solidarietà e di affetto delle persone, poi però la cosa prese una brutta piega. Il comico si rese conto che molti dei suoi fan erano caduti in un pericoloso equivoco. La satira per loro non era più una sana manifestazione intellettuale, una lente deformante, una denuncia, un mettere alla berlina i vizi e le debolezze umane dei potenti. Era invece diventata la manifestazione di una moralità più alta, e lui era diventato l’esempio di tale moralità. A quel punto fece un passo indietro e disse: “Ragazzi, guardate che io non sono migliore di Berlusconi”. Non è da tutti fare una cosa del genere. Innanzitutto perché ci vuole molto coraggio a deludere i propri fan, specie per un artista rimasto a piedi. Ma soprattutto perché nell’Italia di oggi – totalmente ignorante in fatto di satira – ci vuole un’onestà intellettuale non comune per fare la cosa più giusta e più normale: mettersi allo stesso livello morale della vittima delle proprie battute. E la circostanza che tale vittima fosse nello stesso tempo il suo “carnefice” non fa che aumentare la mia ammirazione. In quelle parole è indicato il vero limite indebitamente valicato, che non era un semplice limite professionale tra fare satira e fare politica, limite che ognuno è libero di valicare quando e come vuole – purché dica chiaramente se sta di qua o di là, naturalmente. Dicendo “Io non sono migliore di Berlusconi” a chi aveva scambiato la satira per ciò che non era, Luttazzi ha spiegato ciò che lui non era: un moralista.
(Segnalo anche un suo bel post su Grillo, in cui cita Lenny Bruce: "chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli")

Il pensiero verticale – Parte 2 (ultima)

Dunque, dicevamo: in che cosa, in chi, si può riporre la nostra fiducia? Innanzitutto, per me è fondamentale, oggi più che mai nella nostra società democratica ricca di media e strapiena di messaggi, cercarsi i propri maestri. Io mi fido solo di chi mi indica a sua volta i propri maestri e di chi mi racconta il suo percorso, con i suoi slanci, i suoi sforzi, i suoi cambi di rotta, le sue contraddizioni. Non mi fido più di chi si presenta come libero pensatore, perché troppe volte mi è capitato che gente del genere alla prova dei fatti si è dimostrata la più conformista di tutti, compiaciuta nel suo nichilismo o promotrice di quelle soluzioni estemporanee tanto care alla nostra società. Per me i media a nostra disposizione, libri, giornali, tv, rete, sono tutti dei buoni territori di caccia, a condizione che non se ne faccia un calderone indifferenziato: a ciascuno si riconosca un ruolo specifico con qualità e difetti specifici. L’educazione e la cultura che ciascuno si porta dietro saranno il miglior metro di giudizio.

Entrando nello specifico dell’Italia, la mia opinione è che la cultura dominante sia del tutto impreparata alla sfida di costruire la nostra casa futura. Infatti dopo anni di anti-clericalismo più o meno becero, con sfumature che vanno dalle insinuazioni, alle accuse, agli insulti verso la Chiesa e il Papa, ha finito per espellere i valori del cristianesimo dal proprio discorso pubblico; e dopo anni di ideologia anti-capitalista è oggi in buona parte impermeabile ai princìpi del liberalismo, demonizzati in nome di una vaga e indeterminata appartenenza alla sinistra. Come se essere di sinistra fosse già un valore in sé! Questa cultura non offre valori e modelli di riferimento. Si limita a sbeffeggiare quelli esistenti. E’ naturale (e pericoloso) che questo lasci le persone in balia delle idee estremistiche (di destra e di sinistra), e di posizioni come l’anti-politica che le illude con presunte soluzioni rapide e definitive, e dunque più allettanti. Lo sfacelo della politica di questa sinistra, che è l’emanazione diretta di tale cultura, è sotto gli occhi di tutti.

A destra, invece, vedo qualche speranza. Infatti la necessità di costruire una cultura comune di riferimento è una sfida ancora aperta e perciò ricca di possibilità. Da qui può nascere una visione di grande respiro che abbracci la società, la cultura, la religione, la politica, e che comprenda diversi piani: valori, idee, progetti.  Alla base possono stare i princìpi liberali e i valori cristiani. Si potrà obiettare che da soli non bastano, o che la loro sintesi è un compito estremamente difficile, e io sono d’accordo su questo. Ma trovo che lo sforzo di metterli insieme possa produrre il giusto rinforzo per le fondamenta della società democratica. Si vedano e si ascoltino i volti nuovi di Forza Italia e di An, giovani eredi di politiche in grado di proporre alla società risposte concrete (leggi) e idee di riferimento (modelli, valori). Saliamo in alto, spingiamo lo sguardo lontano, in profondità e in altezza, perché solo così è possibile progettare la nostra casa comune evitando i pericoli e sfruttando le opportunità che il futuro ha in serbo per noi.
Pensiamo in verticale.

Brevissime da casa Ferrero

ore 06:00: un uomo delle forze speciali si è calato con una fune dal tetto per spiare la situazione all’interno della casa.
ore 07:00: il rapporto agli ufficiali parla di un individuo alto circa 1.70, capelli scuri ben ingellati, sdraiato a pancia in giù sul divano con un oggetto in mano simile a un tubo di gomma.
ore 07:54: preoccupazione di Ferrero: "Cosa avrà fatto con quel tubo di gomma?"
ore 09:15: le forze speciali chiedono di intervenire. Ferrero dice "No!" e difende la privacy dell’occupante.
ore 11:30: annuncio sconvolgente della domestica ecuadoregna: "Sono incinta del turlupo! L’ho già denunciato per violenza carnale!"
ore 14:00: immediata e ferma reazione di Ferrero. Svegliandosi di soprassalto e alzandosi di scatto dallo zerbino dichiara: "E’ una situazione inaccettabile! Esigo chiarimenti dall’ambasciatore del Turlupistan. Perché non ha ancora reagito alle pesanti provocazioni della domestica? Ma soprattutto, perché non ha ancora richiesto l’estradizione della donna in Turlupistan?"
ore 14:01: schiaffone della domestica a Ferrero, che ringrazia in turlupo.
ore 14:09
: una delegazione di 50 rappresentanti guidata dal Ministro degli Esteri D’Alema lascia Palazzo Chigi diretta all’ambasciata italiana del Turlupistan con la missione di chiarire gli imprevisti risvolti internazionali della vicenda.
(continua…)