Mario Calabresi, vittima del terrorismo

Ieri sera puntatona del Giulianone Ferrara.
Ospiti: il giornalista Mario Calabresi, figlio del commissario Calabresi assassinato da Lotta Continua nel 1972, ed Ezio Mauro, suo direttore a Repubblica.
Argomento: il nuovo libro di Calabresi sulla bella storia della famiglia segnata da quell’evento terribile e abbandonata a se stessa fino a ieri, quando finalmente Milano ha dedicato due targhe alla memoria del padre. Finalmente, dopo le autobiografie dei terroristi, un libro che racconta anche l’altro lato di quei fatti. Con ammirevole intelligenza, lucidità, quasi serenità, si sarebbe detto. Calabresi è riuscito per tutti questi anni a non chiudersi nella rabbia e nell’odio, bensì a incanalare la sua vita all’interno di un progetto aperto al futuro e al bisogno di verità. Grazie anche a una madre straordinaria.
Ha difeso con coraggio la memoria del padre confidando nella giustizia, malgrado la grottesca situazione: si è dovuto aspettare 35 anni per dare il giusto riconoscimento all’uomo, al padre di famiglia, prima ancora che al servitore dello Stato. Perché tanto tempo? Perché le vittime sono state sistematicamente dimenticate? Perché ancora oggi l’odio e la violenza politica attecchiscono nelle nuove generazioni? Perché ancora oggi il dibattito parlamentare è ideologico e prescinde totalmente dalle vittime? Purtroppo Giulianone non ripete, 8 e mezzo non ha repliche. Ma chi possiede la tecnologia iTunes può ascoltarsi il podcast della puntata, che è anche il titolo del libro di  Mario Calabresi: "Spingendo la notte più in là", Mondadori. Da non perdere.