Anche i poveri ridono

Lo avrete visto in giro, il poster del Partito della Rifondazione Comunista che inneggia all’aumento delle tasse con lo slogan “Anche i ricchi piangano”.
Chissà perché, ma ho l’impressione che non piangerà proprio nessuno, almeno fra quelli che se lo meriterebbero davvero. Anzi, io sono il primo che già se la ride. Un riso sguaiato, irrefrenabile, che però mi lascia dentro una desolazione altrettanto difficile da arginare. Sarà forse che non sono così ricco da sentirmi minacciato, né così povero – materialmente e spiritualmente – da gioire delle disgrazie altrui? O non sarà, invece, che essendo cresciuto a ostie e vino, non ho mai capito bene la divisione della società in classi e ceti, né tantomeno il motivo per cui dovevo odiare uno che mi veniva spontaneo amare come me stesso?
Eppure credo di essere in buona compagnia.
Ridono con me gli evasori fiscali, che continueranno a essere ricchi fingendo di essere poveri.
Ridono i ricchi, i quali tutti indistintamente, si sa, nella vita non fanno altro dalla mattina alla sera, e anzi cercano sempre nuovi sollazzi.
Ridono quelli del ceto medio, perché siccome si chiama “medio”, non si sentono chiamati in causa.
Ridono i poveri, perché sanno benissimo che dalla povertà non li salveranno i comunisti, rifondati o meno che siano.
Se l’idea di giustizia è questa, poveri noi.

N.B.: I più sensibili avranno rilevato che due delle risate si distinguono dalle altre: una perché è destinata a trasformarsi ben presto in pianto (vi dò un aiutino: non è quella degli evasori); l’altra perché è di rassegnazione. Notare a quali classi appartengono questi poveracci.

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Questa voce è stata pubblicata in anti-mito.

11 commenti su “Anche i poveri ridono

  1. creonte ha detto:

    la vedo dura—

  2. vincenzillo ha detto:

    creonte, anch’io.

  3. avy ha detto:

    caro vincenzillo, non pensavo fosse proprio un poster… che spirito del piffero. a parte la citazione ritrita di una soap opera anni’80 (e non di un classico della letteratura russa) di rete4 (che col suo destino satellitare farà piangere tante massaie e pensionate) non vedo perché rallegrarsi dei pianti altrui, reali o immaginati.

    se il giardino del vicino è più verde, posso tingere il mio, non scolorire quello del vicino.

    potrà essere giusto che chi più ha più dia alla società, ma rallegrarsi che lo faccia fra le lacrime mi pare – da un punto di vista etico – più che stronzetto.

    p.s. ma te, chette ridi? %-)

  4. vincenzillo ha detto:

    avy, la sinistra non sappia perché ride la destra… 🙂

  5. avy ha detto:

    caro vincenzillo, eheh ma io lo posso sapere: sono a sinistra della destra, a destra della sinistra, dalla parte opposta al centro. %-)

  6. normal ha detto:

    non scriverò quello che penso sull’argomento solo perché l’ha già fatto avy

    =)

  7. vincenzillo ha detto:

    avy, mi sembri un po’ lo Sgarbi dei tempi migliori… 🙂

    normal, il solito ricopione. 😛

  8. anonimo ha detto:

    Giro per le strade di Milano e vedo numerose X5, Cayenne, A8. Alla guida scorgo persone qualunque: ragazzotti, fighette. Difficilemente vedo il cumenda di una volta (20 anni fa) che viaggiava in Volvo o Mercedes. Mi domando come facciano a poggiare il culo su auto del genere. Oltre ad acquistarla, mantenerla. Quando per me e la mia simpatica Ka ogni tagliando è una botta al conto corrente, il 50% della mia linea di galleggiameto. E il cumenda dove è andato, e soprattutto su che mezzo?
    Cerco casa, a Milano. Giro siti, leggo giornali. Vedo che appartamenti che qualche anno fa avevano persone normali, i miei, per esempio, i genitori dei miei amici, noi figli se volessimo acquistarli dovremmo fare mutui secolari o sperare in una vincita memorabile al superenalotto. Eppure li vendono, eppure li comprano. Chi?
    Le tasse sono di un sistema capitalistico. I comunisti non dovrebbero concepire nemmeno la proprietà privata, come fanno a concepire le tasse? Un sistema capitalistico fa guadagnare tanto chi ha dei meriti e fra questi meriti c’è che rende più ricca la società in cui vive. Un imprenditore, un professore, un medico, un commerciante, un politico. Siamo sicuri che negli ultimi 10 anni in Italia il sistema funzioni così? Chi si arricchisce è perché ha reso un po’ più ricchi tutti?
    Il problema delle cambiamento delle aliquote di poche percentuali è un argomento fondamentale per il futuro del paese solo per i beceri deputati italiani. E i loro uffici stampa non ufficiali.
    Tutto, purché non si parli di politica.
    L’Osvaldo.

  9. vincenzillo ha detto:

    L’Osvaldo, sai anche tu che le case si comprano coi soldi dei genitori, così come Cayenne etc.

    In Italia il vecchio imprenditore capitalista, che investiva i suoi soldi, è defunto, e con lui il rischio come cultura d’impresa. Vedi caso Telecom: si compra con i debiti, non più coi soldi.

    Si torni sì a parlare di politica, sono d’accordo. Ma a me interessa di più la cultura, intesa come base della politica, nonché dell’economia. La responsabilità più grave, per me, nel secondo dopoguerra, è quella di una cultura che si è astratta dalla gente, dal mondo, e si è chiusa nei salotti buoni, dove ce la si racconta tra simili. Questo atteggiamento va cambiato.

  10. anonimo ha detto:

    Dopo la seconda guerra mondiale si vendeva lo stesso numero di quotidiani di oggi. Ma allora la popolazione alfabetizzata era di molto inferiore. Dopo la seconda guerra mondiale gli iscritti ai partiti erano molto maggiori di oggi, così come gli iscritti ai sindacati. Le persone parlavano di politica, di sogni, di utopie, di società, addirittura di mondi da cambiare. Alcuni scendevano in piazza, lottavano, scioperavano, scrivevano, volantinavano, altri sono arrivati ad armarsi.
    Ma si parlava di politica, a volte troppo, a volte sbagliando, a volte da destra, a volte da sinistra.
    Ma da dopo tangentopoli in Italia non si fa più. Negli ultimi 10 anni chi si ricorda un’iniziativa politica degna di questo nome? Litigare sull’Ici e sulle aliquote fiscali non è Politica, è Ballarò.

    p.s.: né mio padre, né i padri dei miei amici (tutti facente parte della così detta classe media e forse anche qualcosa di più) ha mai comprato, né potrebbe farlo,
    un Cayenne al figlio. Oggi il sistema Italia produce soldi per alcuni, senza produrre ricchezza, oltretutto bruciando risorse.
    L’Osvaldo.

  11. vincenzillo ha detto:

    L’Osvaldo, sono d’accordo sulla tua analisi conclusiva sulla situazione dell’economia italiana.

    Io però metterei sul tavolo la questione politica in questo modo: dopo la Seconda Guerra, politica significava ideologia. Oggi non è più così. I due traumi del Muro e di Tangentopoli hanno aperto spazi prima occupati dall’ideologia.
    Io non vedo così negativamente la fine delle ideologie, anzi. Oggi politica diventa “soluzione di problemi”, il che può non essere un male.
    Purché ci sia una guida, che non può essere l’economia, bensì deve essere la cultura. Per questo ritengo così importante la spinta culturale: deve tornare a svolgere il ruolo che svolgeva prima dell’ideologia.

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